Compiacere Dio | World Challenge

Compiacere Dio

David WilkersonSeptember 24, 2012

La bibbia dice che quando Gesù fu battezzato nel fiume Giordano: «I cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dai cieli che disse: questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto» (Matteo 3:16-17).

È possibile per Dio dire la stessa cosa dei suoi attuali figli? Succede mai che lui guardi me o te e dica: «Ecco uno in cui mi sono compiaciuto»? Secondo la scrittura, avvenne con Enoc: «Per fede Enoc fu rapito perché non vedesse la morte (…) infatti prima che fosse portato via ebbe la testimonianza di essere stato gradito a  Dio» (Ebrei 11:5). Nessuno di noi si aspetta di essere portato via come Enoc. Ma ogni cristiano vorrebbe che il Signore, giudicando, dicesse: «Mi sono compiaciuto di come hai vissuto».

Cristo disse: «Faccio sempre le cose che gli piacciono» (Giovanni 8:29). Il mio cuore si agita quando leggo queste parole; mi viene da chiedermi: «Quali sono queste cose di cui parla Gesù? E come faccio a farle?» Mentre ci penso, mi ripeto che il suo giogo è dolce e il suo carico leggero; vuol dire che “queste cose” non possono portare un giogo pesante. Chiaramente, Dio ci permette di compiacerlo grazie al suo cuore amorevole.

La sua Parola rivela chiaramente le cose che lo soddisfano. Tutte queste cose sono possibili ad ogni credente. Lasciate che ne condivida con voi alcune:

Amare gli altri rende felice Dio.

«Qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo ciò che gli è gradito. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il comandamento che ci ha dato» (1 Giovanni 3:22-23).

È impossibile amare gli altri finché non siamo certi che Dio ama noi. Giovanni ha scritto: «Noi abbiamo conosciuto l'amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio è in lui» (4:16). Semplicemente, noi non possiamo amare gli altri finché la verità non è stabilita fermamente in noi: «Nonostante tutte le mie debolezze e mancanze, Dio mi ama». Se siamo convinti dell'amore di Dio per noi, il suo amore sgorgherà da noi naturalmente.

 «Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri» (4:11). L'amore fraterno descritto qui non è semplicemente una stretta di mano, un abbraccio o una lusinga. No, questo tipo d'amore cerca di capire i bisogni dei nostri fratelli e valuta come agire riguardo essi. Addirittura, secondo Giovanni, se vediamo un fratello nel bisogno e non facciamo nulla a riguardo, allora l'amore di Dio non è in noi.  

«Se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l'amore di Dio essere in lui? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità» (3:17-18). Se veramente vuoi compiacere Dio, se vuoi praticare il suo amore per gli altri, il Signore aprirà i tuoi occhi alle loro necessità.

Inoltre, secondo la Scrittura, se abbiamo del risentimento nei confronti di un fratello o una sorella, non abbiamo l'amore di Dio. Non possiamo fare alcuna testimonianza nel nome di Dio se ci rifiutiamo di perdonare qualcuno. Tra l'altro, se noi non perdoniamo il prossimo, Dio non perdona noi. Quindi l'amore non è solo qualcosa di cui parlare; è una cosa da praticare, da fare, da vivere.

Si parla molto riguardo all'unità nella chiesa moderna. Ma non credo che abbiamo ancora compreso come Dio vede l'unità. L'unità non è semplicemente una tendenza del tipo “andiamo tutti assieme e abbracciamoci. Dimentichiamo i pregiudizi e le dottrine che preferiamo e amiamoci gli uni gli altri”. Questa non è unità; è normale cristianità.

Unità significa essere in grado di stare vicini alle persone nel momento della distretta, di comprendere il loro bisogno. Lo Spirito di Cristo ci unisce agli altri in questo modo, portandoci a dire con commozione: «Fratello, sorella, lascia che ti aiuti. Voglio essere al tuo fianco, voglio stare assieme a te nel momento del tuo bisogno». Questo rende felice Dio, e quando agiamo così, egli ci riempie di benedizioni.

Cristiani egoisti ed egocentrici non conoscono questo amore per gli altri. Perché? Il dono dell'amore  altruista è dato soltanto a quelli che lo cercano e pregano per riceverlo. Nel momento in cui ti avvii per la strada dell'altruismo, Dio ti manderà una persona bisognosa dopo l'altra. Eppure, non sarà un peso. Al contrario, ti emozionerà, perché parteciperai alla gioia di Dio.

Quelli che “sperano nella sua pietà” piacciono a Dio.

«Egli non si compiace del vigore del cavallo né della forza delle gambe dell'uomo» (Salmo 147:10). I riferimenti a cavalli e gambe, in questo caso, rappresentano la dipendenza dalla carne. «Il cavallo è incapace di salvare, esso non può liberare nessuno con il suo gran vigore» (Salmo 33:17).

Dio non si compiace di coloro che cercano di accontentarlo lottando nella loro carne. Queste persone si ingannano. Pensano di poter togliere il peccato dai propri cuori infliggendosi sofferenze. Ma la carne non può essere sottomessa dal potere dell'uomo. Non può accadere nulla, né col digiuno o con voti e nemmeno ritirandosi su un'isola deserta.

Nella mia libreria c'è un libro in cui si racconta di tantissimi credenti nel corso della storia che hanno cercato di compiacere Dio attraverso la propria carne. L'autore scrive: «Un monaco visse per cinquant'anni in una cava sotterranea, cercando di soggiogare il suo corpo allo Spirito. Altri si seppellirono fino al collo nella sabbia scottante, sperando di “bruciare” le proprie iniquità... Tutti questi metodi di auto-tortura dei monaci derivavano dal tentativo di eliminare la presenza della malvagità in loro. Stavano cercando di annientare quella parte di loro stessi che desiderava il peccato».

L'insegnamento di Paolo respinge tutto questo. Egli afferma: «Quanto a noi, è in spirito, per fede, che aspettiamo la speranza della giustizia» (Galati 5:5). «Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo» (Romani 15:13).

Questo è il cristiano che piace a Dio: quello che crede nella sua pietà. Pregare, digiunare e fare la carità sono tutte delle belle cose, e ci è comandato di farle. Ma il salmista che parla del mettere la propria fiducia nei cavalli e nella carne, in pratica, sta dicendo: «Prima devi credere che Dio ha pietà di te. Solo dopo potrai essere pietoso con gli altri».

La salvezza di una sola anima dona grande gioia al Signore.

Quando andiamo in cerca di anime perse e qualcuno va a Gesù. C'è grande gioia in cielo. Cristo ci ha dato questa parabola: «Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle; e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta". Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento» (Luca 15:4-7).

Sono certo che conoscete questa parabola. Riguarda proprio l'amore del pastore per la sua pecora. Se questo pastore ne perde anche solo una, va a cercarla e non si arrende finché non l'ha trovata. Poi, quando trova la sua pecora, non la punisce; prende gentilmente l'animale ferito e spaventato e lo tiene nelle sue braccia. Poi lo riporta indietro, all'ovile dell'allegrezza.

Ugualmente, il cuore di Dio è pieno di gioia per la salvezza di un'anima persa, portando felicità in tutto il cielo. Già questo dovrebbe bastarci come motivazione per portare anime a Dio: dare gioia al Signore.

È ora che la chiesa riprenda a concentrarsi nella ricerca di anime.

La tua comunità è un campo pronto per il raccolto. Tutto ciò che devi fare è metterti al lavoro. Oggi non staresti leggendo questa newsletter se un predicatore campagnolo mingherlino, di soli 52 chili, non avesse seguito la chiamata di Dio verso le strade di New York. Le città mi spaventavano a morte. Ma Dio mise nel mio cuore l'amore per tutte quelle anime perse, e mi diresse: «Voglio che tu vada tra le bande, tra  i drogati e le prostitute e porti la mia parola a loro».

Mentre giravo tra le strade di Brooklyn e della Harlem Ispanica, pregavo “Signore, portami dai perduti”. E Dio mi faceva fare incontri decisi da lui ovunque io andassi. Parlai a chiunque di Gesù, pregando sempre, “Signore, manda il tuo Spirito a convincerli e apri i loro occhi”.

Una volta ho trovato un uomo sdraiato sotto una sopraelevata, aspettando il suo fornitore di droga. Andai verso di lui e dissi: “Qualcuno sta pregando per te”. Il ragazzo scosse la testa e disse: “La mia   madre alleluia ti ha mandato, vero?” E io gli risposi: “No, non conosco tua madre”. Egli mi rispose: “Ogni volta che la vedo, mi perseguita con Gesù, prega per me da anni; e ora arrivi tu”.

Il nome di quel ragazzo era Sonny Arguinzoni. Dio lo ha reso uno dei suoi, esattamente come con Nick Cruz. Provai una delle più grandi gioie della mia vita anni dopo, quando andai a visitare Sonny in California. Ero ospite a una riunione cristiana presieduta da lui sotto una grande tenda, con quindicimila convertiti; erano tutti ex-drogati, alcoolisti e prostitute.

Quando Sonny venne a Gesù, la sua vita diventò quella dello Spirito Santo, E il cambiamento che avvenne in lui non era solo andare in chiesa ogni volta che c'erano le porte aperte. No, egli si sottomise allo Spirito Santo. E lo Spirito lo ha guidato dove c'era il dolore.

Tutto questo avvenne grazie al lavoro che Dio fece attraverso un predicatore campagnolo spaventato e mingherlino. Lo Spirito Santo mi ha dato un cuore per i perduti che non avrei mai potuto avere da me. Se non fosse stato per il suo potere, non sarei mai riuscito a superare le prove e le difficoltà che il nostro piccolo ministerio affrontò in quei giorni. Doveva esserci il lavoro di Dio, o non saremmo durati.

A meno che lo Spirito Santo non sia al lavoro, possiamo testimoniare a quante persone vogliamo, e non accadrà nulla. Nessuno viene al Padre se non vi è portato dallo Spirito. Solo lo Spirito Santo può parlare alle profondità dei cuori. E per portare i perduti a Gesù, dobbiamo essere sulle nostre ginocchia, imparando a riconoscere la voce dello Spirito. Egli ci guiderà alle persone che ha scelto. E ci darà le parole per parlare con loro, quando ci necessiteranno.

Cari santi, tutto questo è ciò che piace al Signore. In verità, di tutte “quelle cose che lo compiacciono” di cui Gesù ha parlato, questa è la sua suprema gioia: Di vederci venire a lui gioiosamente, portando con noi i covoni della nostra raccolta. Così potremo condividere la gioia del  paradiso mentre tutti gli angeli gridano Alleluia!

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