La preghiera dell’incredulità | World Challenge

La preghiera dell’incredulità

David WilkersonDecember 23, 2002

Avete sentito parlare della preghiera della fede. Io credo che ci sia una preghiera speculare, è una preghiera basata sulla carne che chiamo la preghiera dell’incredulità.

Il Signore sa che non preghiamo neppure a sufficienza, non Lo supplichiamo come dovremmo e, tristemente, quando molti cristiani pregano la loro è una preghiera d’incredulità. Alcune preghiere sono totalmente inaccettabili a Dio; infatti le Scritture dicono che sono peccaminose ai Suoi occhi.

Voglio porvi un quesito: avete mai sentito il Signore che vi diceva “Smetti di pregare e non stare più in ginocchio”? Vi ha mai il Suo Spirito comandato: “Smetti di gridare ed asciuga i tuoi occhi, perché stai con la faccia a terra davanti a Me?”

Non credo che siete capaci di immaginare Dio che dice queste cose. Ma il Signore dice queste parole a Mosè: “Il SIGNORE disse a Mosè: Perché gridi a me? ...” (Esodo 14:15). Il significato letterale originale dall’ebraico è: “Perché stai urlando verso di me? Perché arrivano alle mie orecchie queste chiassose implorazioni?”

Mi domando quale fosse il motivo per cui Dio disse ciò a Mosè? Qui vediamo un pio uomo di preghiera nella maggiore crisi della sua vita. Gli israeliti erano inseguiti dal Faraone senza alcuna via di fuga, circondati dalle montagne da ambo i lati e davanti a loro c’era il mare impenetrabile. Quindi mentre pregava, Mosè sapeva che il destino di quella moltitudine era appesa alle sue parole.

Cosa avreste fatto se foste stati nei panni di Mosè? Fino a questo punto era stato fedele nel seguire la chiamata di Dio ad ogni passo; infatti sapeva che l’attuale punto critico di Israele era stato decretato da Dio. Eppure nelle orecchie di Mosè risuonavano le grida di panico di migliaia di persone: “Mosè sei un assassino! Non c’erano abbastanza tombe in Egitto per seppellirci, che ci hai portato a morire in questo deserto.”

Molti cristiani avrebbero probabilmente reagito come fece Mosè. Si mise a cercare un posto isolato su una collina per stare da solo con il Signore, quindi sparse il suo cuore in preghiera. La parola “gridare” ci dice che Mosè implorava dal profondo delle sue viscere.

Sei mai stato in una situazione di confusione come quella di Mosè? Ripensate ad una situazione nella quale pensavate di non avere via d’uscita, siete andati da soli davanti al Signore in un luogo dove nessuno avrebbe potuto sentirvi, per portare il problema a Dio. Avete gridato, urlato, rivelato il vostro io interiore; avete pianto fino a non avere più lacrime.

Ma il nostro Dio è un Padre amorevole e si commuove alle nostre laceranti lacrime, rispondendo alle preghiere di ogni persona sincera. Addirittura incoraggia a gridare forte verso di Lui. Le Scritture ci dicono che Gesù stesso “…con alte grida e con lacrime egli offrì preghiere e suppliche…” (Ebrei 5:7).

Vorrei collegarmi a questo tipo di pianto ad alta voce. Mi ricordo l’agonia che provavo mentre mia figlia Bonnie era bombardata con il trattamento del cobalto a causa del cancro; dovette essere isolata in una stanza d’ospedale per tre giorni. Solo il suo dottore poteva entrare, indossando particolari protezioni. Mia moglie ed io dovevamo attendere fuori, tutto quello che potevamo fare era di piangere per la dura prova della nostra figliola.

Ad un certo punto uscii dall’ospedale e guidai fino ad una stradina isolata in campagna; mi fermai vicino ad un campo, scesi dall’automobile e invocai Dio per tre ore, gridai con tutto il fiato che avevo nei polmoni: “Prima c’è stato il cancro di Gwen ed ora quello di Bonnie; quando finirà Signore?”

So che il Signore ascoltò le mie grida e so anche che Egli fu commosso dal mio dolore. Vedete, ho compreso che va bene gridare a Lui, perché vuole ascoltare le nostre agonie e condividere il nostro peso. Ma alcune preghiere sono per Lui inaccettabili quando vengono espresse dall’incredulità. Mi spiego meglio.

Forse pensate che Dio abbia avuto piacere nell’ascoltare l’agonizzante preghiera di Mosè. Il condottiero d’Israele spese delle ore esclamando a voce alta: “Cosa sto facendo Signore? Questa è una situazione senza speranza, cosa ti aspetti da me? Ti prego parlami, ho bisogno del Tuo aiuto.”

C’è un tempo in cui bisogna passare tutta la notte a piangere e ad agonizzare in preghiera. Ma quando Dio udì Mosè gridare gli disse: “Basta”. Le Scritture non sono esplicite su quanto seguì, ma a quel punto Dio deve aver detto: “Mosè, non hai alcun diritto di agonizzare alla mia presenza; le tue grida sono un affronto alla Mia fedeltà. Ti ho già dato la Mia solenne promessa di liberazione e ti ho istruito specificamente su quanto devi fare, ora smettila di piangere.”

In verità Dio aveva già esposto a Mosè l’intero piano fin dall’inizio; infatti aveva imparato l’intero progetto mentre era nel deserto, pascolando le pecore. Dio gli aveva detto: “…Quando sarai tornato in Egitto, avrai cura di fare davanti al faraone tutti i prodigi che ti ho dato potere di compiere…” (Esodo 4:21). Dio stava dicendo: “Ti ho mostrato le cose da fare, Mosè, ora va e compile.”

Quindi Mosè eseguì tutti i prodigi davanti a Faraone, portando le dieci piaghe sull’Egitto. Ogni cosa era compiuta per andarsene, come Dio aveva promesso. Ora mentre Mosè stava agonizzando in preghiera vicino al Mar Rosso, il Signore gli ricordò queste avvenimenti. Dio, essenzialmente, stava dicendo: “Questo non è tempo per piangere ma di agire.”

La Bibbia ci dice che Mosè era un uomo mite e pio, cui Dio prestava orecchio. Ma evidentemente Mosè aveva una radice d’incredulità nel proprio cuore. Pensate a questo: quando Dio chiamo Mosè per liberare Israele, promise di dargli una voce che il popolo potesse ascoltare: “Essi (i tuoi fratelli) ubbidiranno alla tua voce …” (Esodo 3:18). Ma Mosè rispose con incredulità: “…Ma ecco, essi non mi crederanno e non ubbidiranno alla mia voce, perché diranno: "Il SIGNORE non ti è apparso “ (Esodo 4:1).

Ma Dio gli promise ancora: “Non temere Io sarò con te, perché tu stai per portare una grande liberazione al mio popolo”, ma Mosè ancora una volta rispose con incredulità: “…Ahimè, Signore, … poiché io sono lento di parola e di lingua.” (Esodo 4:10). Infatti Mosè stava accusando Dio di non avergli data quella voce autorevole: “ …, io non sono un oratore; non lo ero in passato e non lo sono da quando Tu hai parlato al tuo servo…” (Esodo 4:10). In breve Mosè stava dicendo: “Signore, manda qualcun altro, io non sono all’altezza.”

Pensate a quanto folle fosse l’incredulità di Mosè. Attraverso la potente Parola di Dio quest’uomo aveva eseguito incredibili meraviglie; aveva trasformato il suo bastone in un serpente e quando lo prese per la coda si ritrasformò in bastone. Mise anche la propria mano dentro la veste e la tirò fuori piena di lebbra, ma rimettendola nella veste la tirò di nuovo fuori sana e pulita.

Vi chiedo: quale discorso sarebbe mai stato più eloquente o potente di questo? Se avessi visto Mosè compiere queste cose, non avrei fatto caso se fosse stato muto o balbuziente, ma sarei stato pronto ad ascoltarlo. Anche solo la sua presenza mi avrebbe messo addosso il timore di Dio, prima ancora che cominciasse a parlare. Perché? Perché avrei saputo che aveva la potenza della manifestazione dello Spirito Santo. Nel Nuovo Testamento, Paolo testimonia di avere tale potenza; dice che sebbene il suo parlare fosse povero, parlava però con la potenza dello Spirito Santo. Certamente questo era vero anche per Mosè.

Quindi a quel punto: “…l'ira del SIGNORE si accese contro Mosè…” (Esodo 4:14). Il pieno significato di questa frase è “Dio era pieno di collera contro Mosè”. Il Signore non avrebbe accettato nessuna falsa umiltà da tale uomo, perché? Egli sapeva che quell’umiltà avrebbe potuto cancellare la chiamata di Mosè, Egli non gli avrebbe permesso di dire “non sono capace” o “non sono pronto abbastanza”, oppure “non ho la stoffa adatta”.

Quindi il Signore gli rispose: “No, Io non voglio scegliere nessun’altro Mosè, non sto cercando qualcuno più eloquente, istruito o che abbia queste cose insieme; tu puoi benissimo affrontare queste cose, tu sei la persona adatta. Ti ho scelto, per cui non hai scuse.

Conosco tutte le tue debolezze, vedo la tua mancanza di sicurezza, la tua propensione a buttarti giù ed il modo in cui tu ti misuri in confronto agli altri. Pensi di non valere niente, ma non c’è alcuna utilità nel fuggire via. Non ti permetterò mai di cambiare i piani che ho fatto prima ancora che tu nascessi; non ti sto chiedendo molto: tutto ciò che devi fare è credere in quello che ho promesso e metterlo in atto. Abbi fede perché l’ Iddio Onnipotente è con te; fissa i tuoi occhi su me e non sulla tua debolezza.

Mosè incitò Israele: “Non abbiate paura, state fermi e vedrete la salvezza che il SIGNORE compirà oggi per voi…Il SIGNORE combatterà per voi e voi ve ne starete tranquilli.” (Esodo 14:13-14). Questo sermone mostra che Mosè sapeva quello che il Signore aveva intenzione di fare; eppure immediatamente dopo averlo predicato, Mosè si ritrasse nell’incredulità. Questo successe quando stette da solo con Dio per invocarLo a voce alta e non era perché pensasse che il Signore avrebbe abbandonato Israele; no, Mosè aveva paura pensando che lui avrebbe fallito nella propria chiamata. Forse aveva timore di fare qualche sbaglio o di non compiacere Dio, forse di non avere abbastanza fede. Quindi si tirò indietro nel timore.

Ricordatevi, questo stesso Mosè divenne più tardi un grande campione della preghiera, avrebbe sperimentato una intimità faccia a faccia con Dio come nessun’altro nella storia; avrebbe parlato con Dio per quaranta giorni, uscendone fuori con la faccia raggiante in modo soprannaturale. Ma prima che questo potesse accadere Dio doveva insegnare a Mosè quando pregare e quando agire; doveva imparare quale fosse il tempo per piangere e quando quello per obbedire solamente.

Qui ora davanti al Mar Rosso il fatto che Mosè pregasse, rappresentava una totale incredulità. Perché? Dio gli aveva già detto di protendere il suo bastone e Lui avrebbe fedelmente spartito le acque: “…Di' ai figli d'Israele che si mettano in marcia. Alza il tuo bastone, stendi la tua mano sul mare e dividilo…” (Esodo 14:15-16).

Lasciatevi ricordare che Mosè non ricevette questo messaggio mentre gridava in preghiera; Dio glielo aveva dato molto tempo prima, mentre era ancora un pastore: “…Quando sarai tornato in Egitto, avrai cura di fare davanti al faraone tutti i prodigi che ti ho dato potere di compiere…” (Esodo 4:21). Questo è il motivo per cui il Signore gli stava dicendo ora: “Ferma il tuo grido; non c’è alcuna ragione di piangere tutta la notte. Ti ho già comandato di prendere autorità spirituale su questa crisi. Ora alzati e fallo, ti ho promesso che avrei smembrato qualunque crisi di fronte a te; quindi vai avanti per fede. Tra qualche ora tu danzerai con gioia.”

Nello stesso modo quando affrontiamo le nostre crisi, possiamo convincere noi stessi che “pregare è la cosa più importante che io possa fare in questo momento”. Ma viene il tempo quando Dio ci chiama ad agire, ad obbedire alla Sua Parola per fede; in quell’ora non ci permetterà di ritirarci in un deserto per pregare. Sarebbe disobbedienza e qualunque preghiera sarebbe offerta nell’incredulità.

In Giosuè 7 troviamo l’intera nazione d’Israele che si lamentava in preghiera; gli abitanti del villaggio di Ai li aveva appena sconfitti e messi in fuga. Per cui Giosuè indisse una riunione di preghiera per l’intera giornata ed il popolo si radunò di fronte al trono di grazia di Dio per cercarLo.

Se aveste camminato dentro il campo d’Israele in quel giorno, avreste pensato che ci fosse stato un grande risveglio; tutti stavano lamentandosi e facendo cordoglio. Gli uomini erano sulle loro facce, strappandosi i vestiti e gettandosi addosso la polvere. Le donne coprivano con le mani i loro visi, piangendo a profusione, mentre Giosuè e gli anziani giacevano prostrati, sopraffatti dal dolore.

Ma questa non era una riunione di pentimento; non era neanche un risveglio della presenza di Dio nel mezzo di loro. La verità era che Dio era adirato per tutta questa faccenda: “… e l'ira del SIGNORE s'accese contro i figli d'Israele.” (Giosuè 7:1). Perché? Perché questa era una riunione di “rimprovero a Dio”. Il popolo gridava: “Signore perché non abbiamo avuto la vittoria? Tu saresti dovuto intervenire per sconfiggere i nemici, ma non lo hai fatto. Dove è l’aiuto che ci hai promesso? Ci hai lasciati solo con le nostre forze, permettendo ai nemici di distruggerci. Dove era il Tuo patto quando ne avevamo bisogno?”

La sconfitta subita da Ai aveva sconcertato totalmente Giosuè, gli israeliti erano appena tornati da una grande vittoria contro la potente Gerico. Ed ora erano stati sconfitti da questo piccolo, insignificante nemico. Egli non riusciva a capire e pregò: “Signore perché è accaduto questo? È in ballo il Tuo santo nome, la Tua fama di liberatore sta per essere screditata.”

La preghiera di Giosuè suona spirituale; egli sembra essere geloso di come Dio possa essere rappresentato. Ma leggiamo: “Il SIGNORE disse a Giosuè: «Àlzati! Perché te ne stai così prostrato con la faccia a terra?” (Giosuè 7:10). Dio fermò quella deprimente riunione e dichiarò: “Israele ha peccato; essi hanno trasgredito il patto che avevo loro comandato d'osservare…” (Giosuè 7:11).

Il significato implicito è: “Potete pregare giorno e notte, ma finché nasconderete il vostro peccato, voi continuerete a cadere davanti ai vostri nemici”. Come peccò Israele? Le Scritture ci spiegano: “Ma i figli d'Israele commisero un'infedeltà circa l'interdetto; poiché Acan …prese dell'interdetto, e l'ira del SIGNORE s'accese contro i figli d'Israele.” (Giosuè 7:1). Acan aveva disobbedito alla chiara Parola di Dio ed ora il Signore diceva ad Israele: “Alzatevi dalle vostre ginocchia. Non voglio sentire le vostre preghiere fino a che non avrete rimosso l’interdetto dal vostro mezzo.”

La preghiera dell’incredulità tiene conto solo della bontà di Dio, ignorando la severità del Suo santo giudizio. Paolo scrive: “Considera dunque la bontà e la severità di Dio…” (Romani 11:22). L’apostolo di proposito menziona la severità e la bontà di Dio contemporaneamente, dice che l’una non può essere separata dall’altra.

Nel Vecchio Testamento, Isaia affermò in questo modo: “Ecco, la mano del SIGNORE non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire; ma le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto. Le vostre mani infatti sono contaminate dal sangue, le vostre dita dall'iniquità; le vostre labbra proferiscono menzogna, la vostra lingua sussurra perversità.” (Isaia 59:1-3).

Miei cari, il Signore non è cambiato tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento. Egli è un Dio di amore e misericordia, come Isaia mette in evidenza; ma odia il peccato nello stesso modo, perché Egli è santo e giusto. Questo è il motivo per cui dice ad Israele: “Non posso ascoltarvi a motivo del vostro peccato”.

Nello stesso modo possiamo applicarlo ai cristiani di oggi. Alcuni credenti pregano per ore; stanno alzati a volte tutta la notte, piangendo con grandi lacrime, ma nonostante i loro sforzi, Dio non ascolta le loro preghiere. Perché? Considerate le parole del salmista:

“Lo invocai con la mia bocca e la mia lingua lo glorificò. Se nel mio cuore avessi tramato il male, il Signore non m'avrebbe ascoltato. Ma Dio ha ascoltato; è stato attento alla voce della mia preghiera. Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia.” (Salmi 66:17-20).

Il salmista sta affermando: “Io vedo che c’è iniquità nel mio cuore e mi rifiuto di vivere in questo modo. Quindi andrò al Signore per essere nettato, poi egli udrà la mia preghiera; ma se continuo ad essere sotto il mio peccato, Dio non vorrà ascoltare il mio grido.”

Vi chiedo: può un cristiano che è infedele verso la propria moglie aspettarsi che Dio risponda alle sue preghiere? Se un credente vive nell’adulterio, può Dio udire la sua intercessione per la propria famiglia, lavoro e guida?

Il profeta Malachia dice di no. Lui disse ad Israele: “C'è un'altra cosa che voi fate: coprite l'altare del SIGNORE di lacrime, di pianto e di gemiti, in modo che egli non badi più alle offerte e non le accetti con gradimento dalle vostre mani. Eppure dite: «Perché?» Perché il SIGNORE è testimone fra te e la moglie della tua giovinezza, verso la quale agisci slealmente, sebbene essa sia la tua compagna, la moglie alla quale sei legato da un patto.” (Malachia 2:13-14). Malachia sta dicendo: “Mi stai chiedendo come possono le tue preghiere stancare Dio; la ragione è chiara. Tu continui volontariamente a peccare contro la tua compagna, ed hai l’audacia di credere che Dio gioisca in te.

Se questo ti descrive, Malachia ti offre un avvertimento: “stai prendendo il tuo peccato alla leggera, più indugi in esso più difficile sarà separartene. Sei ancora convinto di essere più spirituale con la tua amante che con la tua sposa. No! Tu hai perduto il timore di Dio, stai chiamando bene il male e stai volgendo le tenebre in luce. Il Signore non ascolterà una sola parola della tua preghiera.”

Pietro offre lo stesso ammonimento ai mariti che trattano male le proprie mogli: “Anche voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato. Onoratele, poiché anch'esse sono eredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.” (1Pietro 3:7).

La parola “impedite” in questo verso ha il significato di chiusura. Pietro sta essenzialmente affermando: “Tu non puoi trattare male la tua sposa tutta la settimana, quindi andare in chiesa ed aspettarti che Dio ascolti le tue preghiere. Questo comportamento non viene da Cristo, ma dal diavolo. Ma tu non credi che Dio ti giudicherà per questo. Ti dico che le tue preghiere non verranno accettate in cielo.”

Quando le Scritture dicono: “Stai certo che il tuo peccato ti ritroverà”, si riferiscono molto più che ad una pubblica rivelazione. Esso include ogni area della tua vita, compresa la preghiera. Dio offrirà un orecchio sordo alle tue parole e la tua amicizia con Lui verrà cancellata.

Gesù dimostra la falsità di questa affermazione. Egli dice che il Padre esige la rettitudine sotto il Nuovo Patto nello stesso modo che nel Vecchio: “Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.” (Matteo 6:14-15).

Non importa quanto santi pensiate di essere, potete anche credere di essere immersi nella rettitudine di Cristo. Puoi testimoniare di essere giustificato dal Suo sangue, salvato per fede, santificato dallo Spirito Santo. Puoi pregare per ore, studiare ogni giorno le Scritture, ministrare ai poveri, predicare con fuoco, persino operare miracoli di fede, ma se non hai perdonato a qualcuno il suo peccato verso di te, stai sprecando le tue energie. Dio non udrà una singola preghiera che fai, infatti, Egli rifiuta il Suo perdono verso te.

Sei arrabbiato con qualcuno? C’è un membro della famiglia con cui ti rifiuti di parlare? Pensi costantemente ad una persona ritenendola matta? Gesù dichiara:

“…chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto a suo fratello: "Raca" sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: "Pazzo!" sarà condannato alla geenna del fuoco. Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all'altare, e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni a offrire la tua offerta.” (Matteo 5:22-24). Cristo sta dicendo: “Dimentica tutto sul digiuno e sul pianto, le tue preghiere non saranno ascoltate. Prima di ogni cosa vai e compi queste cose giuste verso tuo fratello o tua sorella; quindi ritorna all’altare”.

Un devoto pastore è venuto recentemente da me, frustrato perché aveva tentato di riconciliare due altri ministri. Questi due uomini erano stati nemici per anni, uno di loro aveva citato in giudizio l’altro ed aveva vinto una causa di molti milioni di dollari. Dopo questo fatto sprizzavano amarezza l’uno contro l’altro. Ma recentemente entrambi cercavano di riconciliarsi. “Sono pronti a parlarsi” mi disse il pastore, “ma c’è un problema. La moglie del predicatore che ha perso la causa, si rifiuta di perdonare l’altro ministro e giura che non gli rivolgerà più la parola”.

Questa donna si stava direttamente opponendo al lavoro di Dio e la tragedia che stava causando era doppia. Non solo stava ostacolando la riconciliazione, ma essa stessa stava separandosi da Dio. Egli non ascoltava le sue preghiere e non si sarebbe riconciliato con lei fino a che non si fosse pentita.

Credo che il Signore sia in collera specialmente contro coloro che hanno pregiudizi razziali. Dio aiuta gli uomini e le donne che adorano insieme ad una persona di un’altra razza, anche se hanno dei profondi pregiudizi. Ma si affligge per quei credenti che partecipano a scherni di carattere etnico; il Signore diventa loro nemico e le loro preghiere diventano un abominio alla sua vista.

Potremo non essere mai capaci di servire un ministerio di riconciliazione, ma Dio ci chiama a guardare ai pregiudizi nel nostro stesso cuore. Forse sei cresciuto disdegnando certe figure politiche, siano esse bianche o nere. Forse sei cresciuto in una casa piena di pregiudizi verso i bianchi o i neri; o peggio che mai, hai frequentato una chiesa che insegna il razzismo. Non sarai certo capace di chiedere scusa all’intera comunità verso la quale hai avuto dei pregiudizi, ma se conosci un credente di una razza differente, puoi andare da lui o lei e parlare: “Voglio dirti di fronte al Signore: scusami”.

Ho parlato della preghiera dell’incredulità. Ora voglio darvi un esempio di preghiera di fede. In Daniele 9:13, Daniele spiega ad Israele perché le loro preghiere non sono state ascoltate per settanta anni: “… questo disastro ci è piombato addosso; tuttavia, non abbiamo implorato il favore del SIGNORE, del nostro Dio. Non ci siamo ritirati dalla nostra iniquità e non siamo stati attenti alla sua verità.” (Daniele 9:13).

Le preghiere d’Israele vennero ostacolate per decenni dal peccato. Daniele stava dicendo: “Ora comprendo perché Dio non ci stava ascoltando, il motivo era perché noi ci siamo rifiutati di occuparci del nostro peccato. Non abbiamo trattato le nostre iniquità come soggetto di preghiera e ciò ci è costato il favore e la benedizione di Dio”.

Quindi Daniele fece questa preghiera di fede: “Volsi perciò la mia faccia verso Dio, il Signore, per dispormi alla preghiera e alle suppliche, con digiuno, con sacco e cenere. Feci la mia preghiera e la mia confessione al SIGNORE, al mio Dio, e dissi: «O Signore, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e serbi la misericordia verso quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti! Noi abbiamo peccato, ci siamo comportati iniquamente, abbiamo operato malvagiamente, ci siamo ribellati e ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue prescrizioni.” (Daniele 9:3-5).

Prima ancora che Daniele finisse la preghiera, Dio gli inviò l’angelo Gabriele: “Io parlavo, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, e presentavo la mia supplica al SIGNORE, al mio Dio, per il monte santo del mio Dio.

Mentre stavo ancora parlando in preghiera, quell'uomo, Gabriele, che avevo visto prima nella visione, mandato con rapido volo, si avvicinò a me all'ora dell'offerta della sera.” (Daniele 9:20-21).

Daniele fu toccato da Dio stesso ed immediatamente ritornò al patto con il Signore. Vi chiedo, perché quest’uomo di preghiera ebbe così velocemente una risposta? Perché la sua era veramente una preghiera di fede. In poche parole Daniele credeva nel giudizio di Dio contro il peccato ne più ne meno che nella Sua manifestazione di misericordia.

Il Signore è pronto a rispondere ad ogni preghiera oggi, Egli vuole benedirti come mai prima, ma devi credere completamente alla Sua Parola, accettare quanto dice sul peccato. ChiediGli se c’è qualche iniquità che ostacola le tue preghiere, quindi affronta il tuo peccato. Fai ciò che è giusto con il tuo fratello o la tua sorella, allora saprai che il Signore ascolta le tue preghiere e ti risponderà rapidamente.

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