Ora che la battaglia è vinta? | World Challenge

Ora che la battaglia è vinta?

Gary Wilkerson
November 26, 2012

Il punto di domanda nel mio titolo è intenzionale. Come cristiani, sappiamo che Gesù ha vinto per noi sul Calvario. Ha sconfitto la morte, Satana e il potere del peccato; la domanda che resta ai credenti è: “E ora? So che Gesù ha vinto per me sulla croce, ma come faccio col conflitto di adesso? Dov'è la vittoria per la battaglia che sta avvenendo nella mia vita in questo momento?”

È una domanda importante, 1 Samuele ha una risposta per ogni cristiano. Comincia così: «I Filistei raccolsero i loro eserciti per combattere e si radunarono a Soco, che appartiene a Giuda» (1 Samuele 17:1). Quest'immagine ci fornisce una verità spirituale sempre presente: le forze dell'oscurità sono schierate contro il popolo di Dio. Quando Gesù divenne il tuo salvatore, ti ha reso una nuova creatura ma, anche se tu sei cambiato, il mondo non lo è.

A causa di questo, ci sono dei poteri che si schierano contro di te, il mondo, il diavolo e anche la tua stessa carne, che contende con il tuo spirito. A volte le nostre battaglie con queste forze sono esterne: attacchi contro il matrimonio, le finanze, i figli. Durante i servizi in chiesa vediamo un continuo flusso di persone che cercano consigli riguardo tutti questi problemi. Ogni famiglia cristiana è testimone di Dio e Satana è determinato a distruggere questa testimonianza. Non c'è solo il diavolo contro la tua famiglia, ma anche buona parte del mondo.

A volte, invece, le nostre battaglie sono interiori. Siamo tormentati dalle preoccupazioni: “riuscirà il mio matrimonio a superare questo lungo, freddo silenzio?” “Mio figlio darà la sua vita a Dio?” “Sono degno di chiamarmi cristiano?” Tutte queste pressioni ci spingono verso il dubbio e la disperazione, portandoci a chiedere: “Dov'è Dio in tutto questo? Non riesco a vederlo nelle mie battaglie quotidiane”.

A volte urliamo “basta!” e decidiamo di porre un limite. Ci diciamo: “Sono stufo di venire abbattuto dal nemico. Satana non avanzare più. Tu non puoi passare!” L'ultima frase, tu non puoi passare, ha funzionato benissimo nel Signore degli anelli, ma non avviene così spesso nelle nostre vite. Quante volte hai posto un limite solo perché il diavolo lo superasse? Quando questo è successo, probabilmente, hai posto un nuovo limite e hai detto: “ok, diavolo, ora basta. Fino a lì e non oltre!” ma il diavolo è passato di nuovo.

Recentemente mia moglie Kelly e io abbiamo vissuto un'esperienza del genere. Ci siamo resi conto che Satana stava avanzando in una certa area della nostra famiglia e abbiamo schierato i nostri cuori contro di lui. Abbiamo congiunto le mani e pregato intensamente: “Signore, rifiutiamo di vedere il diavolo prendere questo da noi. Le sue vittorie si fermano qui. Ti sgridiamo Satana!” eppure, gli attacchi continuarono con maggior intensità.

Questo è ciò che è successo a Israele quando affrontarono i filistei. «I Filistei stavano sul monte da una parte e Israele stava sul monte dall'altra; in mezzo a loro c'era la valle» (17:3). Saul aveva schierato tutti i suoi uomini per fermare l'avanzata filistea, raggiungendo una situazione di stallo. Bastò a fermare il nemico? Per niente. I filistei portarono la loro arma più forte, Golia, un uomo gigantesco:

«Dall'accampamento dei Filistei uscì un campione di nome Goliat, di Gat, alto sei cubiti e un palmo. Aveva in testa un elmo di bronzo, indossava una corazza a squame che pesava cinquemila sicli di bronzo, portava delle gambiere di bronzo e un giavellotto di bronzo dietro le spalle. L'asta della sua lancia era robusta come un subbio di tessitore, la punta della lancia pesava seicento sicli di ferro e colui che portava il suo scudo lo precedeva» (17:4-7). Questo è ciò che fa il nemico ogni volta che poniamo un limite: non scappa, ma torna indietro con armi peggiori!

Quando sembra che le possibilità di vincere o perdere siano cinquanta e cinquanta, potremmo essere portati a combattere con le nostre forze. Ma quando affrontiamo un gigantesco Golia, tutta la nostra fiducia si affievolisce, mentre Satana alimenta la sua fiamma. La scrittura dice che Golia insultava gli Israeliti ogni giorno: «Egli dunque si fermò e, rivolto alle schiere d'Israele, gridò: «Scegliete uno dei vostri e scenda contro di me» (17:8). Possiamo immaginare che effetto avesse sugli israeliti: «Quando Saul e tutto Israele udirono queste parole del Filisteo, rimasero sgomenti ed ebbero gran paura» (17:11).

Gli insulti del gigante continuarono per quaranta giorni. Ogni giorno i forti guerrieri di Israele erano sempre più sgomenti, depressi e pieni di vergogna. Si domandavano nei propri cuori: “Cosa c'è di sbagliato in me? Dov'è finito il mio coraggio?”

Magari, ultimamente hai sentito gli stessi insulti da parte del nemico della tua anima. Ti senti sopraffatto da problemi relazionali, da tentazioni, da circostanze impossibili e senti come delle voci: “Questa battaglia è troppo grande per te, è meglio se ti arrendi”; so quanto sconcertati eravamo Kelly e io. Pensavamo: “Signore, sgrida il nemico, noi facciamo tutto ciò che insegna la tua parola, ma Satana continua ad avanzare. Che sta succedendo?”

A volte Dio permette al nostro nemico di sembrare troppo forte da affrontare per noi, e lo fa per una ragione.

Quando il Signore guidò Israele nella terra promessa, gli diede la vittoria contro trenta nazioni nemiche, ma permise a cinque nazioni ostili di rimanere nella terra. Perché? La bibbia dice che Dio voleva addestrare Israele alla guerra. Con così tanti nemici rimanenti, Israele doveva continuare a dipendere dal Signore per qualunque cosa.

Questa è l'antichissima lezione del Christus Victor. È la frase latina che i padri della chiesa usavano per descrivere Gesù. Approssimativamente, significa: “La nostra vittoria non è nostra, ma in Cristo”. Se noi sconfiggiamo un nemico quando le probabilità sono cinquanta e cinquanta siamo tentati di pensare: “ho vinto la battaglia”; ma quando il nostro nemico è alto tre metri e mezzo, quando lo abbiamo sgridato ma torna indietro più forte, quando abbiamo esaurito tutte le risorse, quando alziamo le nostre mani al cielo e ammettiamo “non posso farcela”, questo è il momento in cui Dio dice: “sei esattamente dove ti volevo”.

Due semplici parole cambiarono tutto per Israele, le stesse parole che valgono per noi oggi. Dopo quaranta giorni a sopportare malvagie accuse, questa frase portò un radicale cambiamento in Israele: «Or Davide...» (17:12), Queste due parole introducono la parte successiva della storia, come a dire: «Stai per leggere la cosa in una maniera totalmente diversa».

Molti di noi hanno imparato la storia di Davide e Golia alla scuola domenicale. Generalmente, le storie dell'antico testamento sono illustrate ai bambini non tanto come verità spirituali, quanto come insegnamenti morali. Per esempio, la lezione data da Giona è generalmente spiegata come: “Non disobbedire a Dio o finirai in grossi guai”. La lezione derivante dalla storia di Davide è: “Sii coraggioso e audace”.

Il problema con questo tipo di interpretazione è che stiamo insegnando ai nostri figli una cosa che non sono in grado di fare. Nessun israelita avrebbe potuto reggere un duello con Golia. La battaglia era al di là dell'uomo più coraggioso.

Ugualmente, quando siamo in battaglia spirituale, coraggio e audacia non sono sufficienti. Davide sapeva di non avere speranze contro Golia. D'altronde, non era nemmeno un soldato, era troppo giovane e pure ridicolmente mingherlino (vedi 17:38-39). L'unica cosa con cui Davide fosse armato quando apparve sul campo di battaglia era pane e formaggio per i suoi fratelli soldati! Eppure, questa era la differenza tra Davide e gli altri: lui sapeva che la battaglia non era sua ma di Dio. Quando sentì gli insulti di Golia, egli testimoniò:

«Oggi il Signore ti darà nelle mie mani e io ti abbatterò; ti taglierò la testa, e darò oggi stesso i cadaveri dell'esercito dei Filistei in pasto agli uccelli del cielo e alle bestie della terra; così tutta la terra riconoscerà che c'è un Dio in Israele, e tutta questa moltitudine riconoscerà che il Signore non ha bisogno di spada né di lancia per salvare; poiché l'esito della battaglia dipende dal Signore ed egli vi darà nelle nostre mani» (17:46-47).

La vittoria spirituale non appartiene a noi, proviene sempre dal nostro liberatore. In questa storia Davide è una figura del liberatore, Cristo. Egli si apre la strada tra angoscia e disperazione con un'autorità a cui nessun demone può resistere. Golia non aveva possibilità quel giorno, per una ragione: la battaglia era del Signore.

Dio non chiede che diventiamo degli eroi; invece, lui agisce come il nostro eroe. È la nostra forza e la nostra liberazione. Egli lascia spazio ai nostri giganti per una ragione: maggiore il nemico, maggiore la gloria che Dio avrà dalla vittoria. Vuole mostrare la sua forza a favore del suo popolo, in modo da attirare tutta l'umanità a sé, attraverso la vista delle sue potenti opere.

Qualcosa di meraviglioso accadde dopo che Davide uccise Golia

«Così Davide, con una fionda e una pietra, vinse il Filisteo; lo colpì e lo uccise, senza avere spada in mano. Poi Davide corse, si gettò sul Filisteo, gli prese la spada e, sguainatala, lo uccise e gli tagliò la testa. I Filistei, vedendo che il loro eroe era morto, si diedero alla fuga. Allora gli uomini d'Israele e di Giuda si alzarono, lanciarono il grido di guerra, e inseguirono i Filistei fino all'ingresso di Gat e alle porte di Ecron. I Filistei feriti a morte caddero sulla via di Saaraim, fino a Gat e fino ad Ecron» (17:50-52).

Il corso della battaglia cambiò in maniera tanto repentina che Israele mandò in rotta i disorientati filistei. Una corta frase è molto importante in questo passo: «Non vi era spada nella mano di Davide». Dio si mostrò fedele attraverso la fiducia di Davide, e questo diede fede a tutti gli israeliti. Vergogna e la derisione erano scomparse e la fiducia di Israele era tornata; una fiducia nel fatto che Dio avrebbe combattuto per loro.

Questo è l'importantissimo effetto di vedere il potere che Dio usa a nostro vantaggio: la nostra fiducia è rinnovata e siamo pronti a buttarci nella mischia. La battaglia è di Cristo, che ci chiama: “Vieni a vedere la mia mano vittoriosa. Ho tagliato la testa al tuo accusatore!” Ora abbiamo ricevuto la forza di seguirlo, dicendo: “Signore, non mi hai abbandonato. Hai permesso tutto questo, ogni sconfitta, anche gli insulti. E lo hai fatto pietosamente, cosicché io potessi credere in te”.

Eppure, molti di noi si chiedono: “Quand'è che il Signore muoverà in mio favore?” La risposta è che Gesù si è già mosso. Lo fatto 2000 anni fa sulla croce; è quello il momento in cui la nostra vittoria è stata suggellata. Il suo trionfo sulla croce è la stessa vittoria che mette in fuga ogni gigante della tua vita. Il tuo matrimonio può soffrire, ma Cristo ha sconfitto il potere dell'oscurità schierato contro te e la tua sposa. Le tue finanze possono non essere in ordine, ma il Signore ha preparato per te un futuro e una speranza. I tuoi figli possono non vivere la vita santa che vorresti per loro, ma Gesù ha acquistato la loro salvezza. Abbiamo molte battaglie su molti fronti, ma Cristo ci ha assicurato la salvezza.

Sei in grado di vedere il tuo nemico sconfitto? Pensa a tutte le voci accusatrici che senti. Puoi rispondere loro: “Questa è la fine per te, diavolo. La vittoria di Gesù ti ha messo in fuga. La mia vittoria è già vinta e suggellata. Appena lo vorrà, il mio eroe dimostrerà la mia vittoria, e il mondo vedrà lui e la sua gloria. Tutti sapranno che la battaglia non è vinta con spada o lancia, ma con il Signore”. Amen!

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