Camminare nell'autorità di Dio | World Challenge

Camminare nell'autorità di Dio

Gary WilkersonMay 9, 2016

Nella chiesa contemporanea si parla spesso di come la potenza di Dio si manifesti nelle nostre vite. In realtà, il vero concetto che si sta affrontando è quello dell'autorità divina. Ogni volta che viene affrontato questo argomento, mi viene in mente Elia; la sua vita mostra l'autorità divina con la qualeDio ci sostiene, specialmente in tempi come questi.

Elia visse in un periodo molto simile al nostro, in cui era in atto una grave crisi spirituale e Dio era molto raramente onorato. Israele era costantemente in conflitto, con il popolo di Dio diviso in due regni: Samaria nel Nord e Giuda nel Sud. La fede dei Samaritani si era corrotta, perché avevano permesso ad altre religioni di mischiarsi con il giudaismo. Il famoso re Acab, responsabile di questa situazione, considerò poca cosa le vie di Dio, «Come se fosse stato per lui poca cosa abbandonarsi ai peccati di Geroboamo» (1Re 16:31).

Sotto il regno di Acab, il popolo peccava liberamente, senza sentirsi condannati per questo. Se si verificavano episodi di immoralità sessuale e di corruzione, erano considerati poca cosa. Acab tollerava perfino il sacrificio dei bambini, erigendo altari alla terribile religione di Baal. Tutto questo, lo fece per cupidigia, per poter continuare a ricevere tasse e decime da ogni gruppo religioso. Secondo la bibbia, questo uomo perverso commise più malefatte di chiunque altro nella storia fino aquel tempo: «Acab (...) fece ciò che è male agli occhi del SIGNORE più di tutti quelli che l'avevanopreceduto» (1Re 16:30).

Anche noi viviamo in un periodo di crisi spirituale. Gli esperti dicono che il mondo non ha mai visto un declino nella fede tale a quello che stiamo vivendo. Ateismo e agnosticismo sono aumentatimolto, mentre gli americani abbandonano le chiese in massa. Credo che questo stia avvenendo perché Satana sa di avere poco tempo, quindi sta usando ogni arma possibile per incrinare l'autorità di Dio, non solo a livello culturale, ma anche nel cuore dei cristiani.

Molti credenti odierni affrontano dei conflitti. In alcune parti del mondo questi conflitti si manifestano come persecuzioni mortali. Nell'ovest possiamo vedere delle terribili battaglie culturaliintorno alla fede cristiana. E ovunque, i credenti in Cristo hanno problemi individuali, che siano conle finanze, con il matrimonio, o con la chiesa. Le fondamenta stesse della fede sono scosse e alcuni cristiani si stanno allontanando da essa. Altri scelgono una fede più “terra a terra,” abitudini spirituali come la preghiera e il digiuno, una volta considerate molto importanti, ora vengono prese alla leggera.

La verità è che Dio ha un ruolo per ognuno di noi in questa generazione di tenebre. Siamo stati chiamati a portare vita e speranza a coloro che sono persi e dubitano, specialmente ora. Quindi, lasciate che ve lo chieda: siete mai stati tentati di compromettere ciò in cui credete? State affrontando delle difficoltà che hanno generato dei dubbi sull'amore di Dio? Vi siete sentiti schiacciati, scoraggiati, perfino sconfitti?

Tutti quanti abbiamo ricevuto autorità divina attraverso Cristo, ma è proprio per questo che il nemico della nostra anima fa tutto quello che può per spogliarcene. L'esempio di Elia potrà istruirci in questi tempi difficili. La sua vita ci dice che possiamo restare saldi anche nell'ora più buia, che possiamo resistere alla tentazione, che possiamo sopravvivere a qualsiasi assalto del diavolo, perchéDio ci ha impartito la sua autorità, per portare a termine i propositi del suo regno.

Nell'ora più buia della chiesa e della nazione, Elia si schierò con Dio.

Elia avrebbe potuto facilmente accettare compromessi con quelli intorno a lui. Avrebbe potuto unirsi a quelli che dicevano: “Non c'è bisogno di prendersela così. Perché agitarsi tanto? Meglio lasciar correre.” Invece, ecco come la vedeva Elia: «Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Galaad, disse ad Acab: 'Com'è vero che vive il SIGNORE, Dio d'Israele, che io servo, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola'» (1 Re 17:1).

Ogni frase di questo versetto è ripiena di significato per noi. Innanzitutto, è importante dire che, fino a quel momento, Elia non era mai stato menzionato in tutta la bibbia. Nulla in questo brano ci indica che fosse una persona di qualche rilevanza, nessun menzione di titoli, educazione, istruzione o posizione. Eppure, mi sembra che non ci siano frasi più forti di quella usata per introdurre questo uomo di Dio: «Elia.»

Vi chiedo di fare una cosa: provate a mettere il vostro nome qui: «(Steve, Mary, Josh, Heather)...» come Elia, anche voi vivete in una generazione perversa, in un'ora di buio spirituale, un periodo pieno di compromessi, sia nelle nazioni che in chiesa. E come risponderete vedendo il vostro nome in un versetto della bibbia che dice: «(Tu)...»? Spero che vivifichi la vostra fede, perché Dio chiamatutti i suoi figli all'azione.

Potreste chiedervi: “Ma chi mai sarò io per pensare di cambiare le cose? Sono solo un mediocre cristiano, pure debole! Non ho niente da offrire.”  La storia di Elia ci mostra che i nostri titoli non hanno nulla a che vedere con l'autorità spirituale, che arriva soltanto da Dio. Non importa quale sia il vostro background, chi siano i vostri genitori, quali lauree potete avere. Elia è stato semplicemente chiamato per nome, ad agire subito, perché quando Dio ci chiama, è per agire subito!

Magari qualcuno si è sentito dimenticato da Dio, abbandonato nella sua chiamata, messo da parte. Ma c'è sempre un tempo nelle nostre vite quando Dio ci chiama ad agire, e ad agire subito! Con questa potenza, Dio ti renderà saldo e ti equipaggerà per fare tutto ciò che ti ha chiamato a fare.

L'importanza di Elia derivava dalla sua vita privata con Dio.

Non c'era bisogno di una lista di titoli per Elia. Era già “titolato” a sufficienza per fare quello che Dio voleva, perché aveva una vita con Dio. Elia desiderava conoscere il Signore e le sue vie; l'unicomodo per farlo è attraverso la preghiera. Quindi, quando Dio lo chiamò, lui fu pronto.

Secondo Giacomo, Elia era una ordinaria persona che riuscì a compiere le opere straordinarie di Dio: «Elia era un uomo sottoposto alle nostre stesse passioni, e pregò intensamente che non piovesse e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. Pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia, e la terra produsse il suo frutto» (Giacomo 5:17-18).

In tutto il mondo è pieno di Cristiani ordinari, come Elia, che hanno vissuto una vita con Dio in maniera tranquilla e devota. Il Signore sta dicendo di loro: “Questa persona non si preoccupa delle tendenze culturali. Non cerca di capire cosa è di moda. È una servitrice attenta che ascolta la mia voce sopra tutte le altre”. Queste sono le persone che Dio cerca quando decide di portare un cambiamento.

Notate che frase usa Elia quando profetizza al malvagio Acab: «Com'è vero che vive il SIGNORE, Dio d'Israele, che io servo» (1Re 17:1). Elia sapeva che Acab avrebbe potuto farlo uccidere immediatamente, eppure affermò coraggiosamente: “Il re di fronte a cui sono ora è Dio, non tu, Acab. La sua presenza è sempre con me.” Elisa poteva affermarlo senza alcuna paura perché stava parlando con autorità divina.

Nessuno di noi potrà mai resistere senza paura al potere delle tenebre, se prima non è rimasto davanti alla luce della presenza di Dio. Quando abbiamo questo coraggio, non ci serve nessun titolo o qualifica, abbiamo soltanto bisogno della sua presenza in noi e con noi. Se abbiamo quella, sentiremo la sua parola chiaramente come successe a Elia: «La parola del SIGNORE gli fu rivolta in questi termini» (1Re 17:2).

Quando Elia parla ad Acab, dice una cosa che può sembrare strana. Notate con attenzione: «Com'è vero che vive il SIGNORE, Dio d'Israele, che io servo, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola» (1 Re 17:1). Normalmente un profeta attribuisce la potenza divina allaparola di Dio, non alla propria. Quello che intendeva Elia era questo: “Sono così profondamente immerso nelle vie di Dio che conosco il suo cuore e la sua mente. La mia mente ha così tanto assimilato le sue opere che so quello che vuole fare in questa generazione.”

In pratica, Dio aveva rivestito Elia di autorità divina. Le parole di Elia non erano qualcosa che aveva imparato da un insegnante, invece, arrivavano direttamente da Dio. In quale altro modo avrebbe potuto prevedere con gran precisione che avrebbe smesso di piovere, o quando avrebbe ripreso? Eppure, secondo Elia, queste cose straordinarie si sarebbero verificate secondo la sua parola.

Ciò che vedete qui è quello che chiamo una parola “immediata.” Non viene direttamente dalla scrittura, eppure è radicata in essa e allineata alla parola di Dio. Si tratta di una parola che lo Spirito Santo ci da per un momento preciso, un “adesso.” Una parola come questa ha autorità soltanto se è accompagnata da una vita santa in chi la pronuncia.

Pensate a come reagireste se un politico dicesse: “Dovremmo tutti quanti avere un cuore compassionevole verso i poveri.” Potremmo sentire le risate in tutta quanta l'America. Ma, se le stesse parole fossero state pronunciate da Madre Teresa, allora saremmo rimasti ad ascoltare.

Pensate di conoscere il cuore di Dio tanto bene da poter affermare qualsiasi parola “immediata” che potrebbe darvi? O siete diventati indifferenti alla vostra relazione con lui? Quando giungerà il nostro momento, non sarà sufficiente riecheggiare qualche concetto che abbiamo imparato da un insegnante cristiano. Non c'è autorità in questo. Dimorate in Dio ed egli dimorerà in voi con parole certe e il potere dei cieli sarà in esse.

Le nostre giornate dovrebbero essere tanto vicine al cuore di Dio che quando vediamo l'attuale rovina spirituale dovremmo affermare con autorità: “Non deve accadere!”

I sentimenti di Dio dovrebbero essere i nostri, specialmente ora. Dovremmo essere in grado di fare qualcosa di più che riconoscere il male; come dimostra Elia, è proprio in questo che consiste l'autorità divina: agire profeticamente nel nome di Dio, che ci da la sua autorità non tanto per equipaggiarci, ma per metterci in una posizione di responsabilità.

Sappiamo bene tutti che parlare per Dio può essere rischioso, generalmente significa scontrarsi con lo status quo. Può renderci impopolari e farci etichettare come 'persone che giudicano'. Ma se siamofedeli e parliamo quando lui ci dice di farlo, Dio ci sosterrà con autorità.

Negli ultimi decenni, la chiesa ha raramente accettato di prendersi questi rischi; anzi, spesso molti insegnamenti sul ricevere parole da Dio sono stati incentrati sul preoccuparsi dei propri bisogni egoistici. L'idea che Dio voglia vederci prosperare finanziariamente è spesso corroborata da un sacco di best-seller cristiani. Certamente Dio vuole benedirci, ma un'attenta lettura della scrittura non può che mostrarci che quando Dio manda il suo popolo ad agire, raramente si vedono questo tipo di benedizioni. Molto spesso si trattava di terribili sfide. Ripensiamo all'esempio di Elia, non credo che impazzisse dalla gioia di dover dire: “Non pioverà per un sacco di tempo, quindi rischieremo tutti quanti di morire di fame.”

Molte delle parole che Paolo ricevette dal Signore erano estremamente difficili da accettare. Quale famoso insegnante cristiano, al giorno d'oggi, parlerebbe di avere una spina nella carne? Chi penserebbe che questa sia una testimonianza da condividere? Dio disse a Paolo che c'erano delle città sul suo percorso missionario dove il vangelo non sarebbe stato ricevuto, anzi, che lui sarebbe stato perseguitato, picchiato e imprigionato, rischiando di morire più e più volte.

Probabilmente la parola divina più difficile da ascoltare per Elia fu quella di terminare il suo ministerio. Era nel momento più alto della sua chiamata, a capo di un potente risveglio nell'oscurità spirituale della Samaria quando Dio gli disse: «Parti di qua, va' verso oriente, e nasconditi presso il torrente Cherit, che è di fronte al Giordano» (1Re 17:3). In pratica, gli stava dicendo: “per adesso ti metto da parte. Starai nascosto per un po', questa è la mia chiamata per te.”

Dovremmo chiederci: siamo tanto pronti a 'nasconderci' (renderci anonimi in una cultura della personalità) quando lo saremmo a parlare per il Signore? Dio ci proverà, come ha fatto con Elia e Paolo. Vedete, Dio fornisce la sua autorità non solo a chi è coraggioso o dotato, ma a coloro che sono pronti a sottomettersi completamente a lui. Questo è un punto distintivo di coloro che Dio chiamerà in tempi oscuri come i nostri.

Siete pronti a parlare per Dio quando può essere pericoloso e sconveniente? Siete ugualmente prontia tacere quando tutti sono disposti ad ascoltarvi? La domanda più importante che ogni discepolo di Gesù è questa: “Sarò pronto quando lo sentirò dirmi di andare?” Che tutti possiamo essere trovati dimoranti nella sua presenza quando questo momento verrà. Amen!

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