IL PROPOSITO DI DIO NELLA NOSTRA AFFLIZIONE | World Challenge

IL PROPOSITO DI DIO NELLA NOSTRA AFFLIZIONE

Gary WilkersonJuly 20, 2020

E la gloria di Gesù attraverso l’afflizione!

Che cosa accade alla nostra anima quando proviamo un’afflizione profonda, personale? Quale ruolo ha la nostra afflizione nel nostro cammino con Gesù? Pietro spiega tutto questo in un breve passo. “Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo” (1 Pietro 6-7).

Pietro ci dice tre cose importanti sulla nostra afflizione: 1)l’afflizione è una pena temporanea, 2) ci porta a una fede testata e purificata, 3)è il veicolo per manifestare la gloria di Dio.

Chi potrebbe immaginare qualcosa di veramente penoso che termina poi con una così grande benedizione?

In qualsiasi tipo di afflizione il primo momento è il più difficile da sopportare. L’ultima cosa che sentirai dire da una persona sensibile è: “Potrei sostenere un’altra prova nella mia vita proprio ora”. Pietro era conscio di tutto ciò quando scrisse a questo gruppo di Cristiani in esilio. Essi erano stati scacciati dalle loro case e portati in un ambiente ostile. Pietro sapeva che cosa dovevano aver provato quando scriveva “…ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove” (1 Pietro 6).

Il termine greco usato per “afflitti” parla di emozioni profonde, che sconvolgono. Tutti noi abbiamo sperimentato prove che comportavano un costo elevato. Pietro ricordava ai suoi lettori che questo è normale. “Carissimi, non vi stupite per l’incendio che divampa in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano” (1 Pietro 4:12). Egli li rassicurava: “Le vostre difficili prove non colgono di sorpresa Dio. Egli comprende ed è all’opera in mezzo a tutto ciò e farà qualcosa che non solo benedirà voi ma stupirà anche il mondo”.

Molti Cristiani si sentono in colpa e contriti perché sperimentano delle prove

Il 90% della gente a cui ho prestato consulenza come pastore di una chiesa è venuta da me perché stava vivendo momenti difficili. Quando chiedevo a queste persone come le facesse sentire la loro prova, non indicavano alcuna emozione. Rispondevano sempre: “Penso che presto starò meglio” oppure “Devo solo attenermi alle promesse di Dio”. Ma erano, chiaramente, preoccupate, travagliate, incapaci di riposare. Dovevo spingerle a rivelare le loro emozioni, facendo loro più volte la stessa domanda, fino a che si sentivano giustificate a dire: “E’ spaventoso, è terribile, è come essere all’inferno!” Quasi sempre erano sollevate nel dire ciò.

Non veniva loro in mente che la Bibbia è piena di quelle stesse espressioni, ripetute da eroi della fede. Davide parlò apertamente della sua afflizione. “Ogni notte inondo di pianto il mio letto e bagno di lacrime il mio giaciglio” (Salmo 6:6). Implorava Dio di prestare attenzione alla sua afflizione dicendo: “Raccogli le mie lacrime nell’otre tuo” (Salmo 56:8). 

Un’afflizione profonda causa più che tristezza. L’afflizione di Geremia lo portò a fare gravi accuse contro Dio. Perseguitato e percosso, il profeta gridò: “Tu mi hai fatto forza e mi hai vinto” (Geremia 20:7). Ma l’esempio più importante di espressione d’angoscia è il grido di Gesù sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27:46, Marco 15:34).

Sono grato agli autori di queste narrazioni, anche per ogni emozione descritta. In questi racconti vediamo grandi ferite, dolori e pene strazianti; ogni passo ci insegna a trattare seriamente e non superficialmente le nostre afflizioni. Quando saremo in grado di dire: “Sono ferito e ho bisogno di aiuto”, allora inizierà la nostra testimonianza. La nostra testimonianza della potenza misericordiosa e liberatrice di Dio scaturisce dalla realtà di una circostanza terribile.

Considera la testimonianza dei tre amici di Daniele, i quali rifiutarono di inginocchiarsi davanti agli idoli di Nabucodonosor. Questi uomini adoravano l’unico vero Dio, così, quando furono minacciati di morte, risposero: “Ma il nostro Dio, che noi serviamo, ha il potere di salvarci e ci libererà dal fuoco della fornace ardente e dalla tua mano, o re” (Daniele 3:17).

Si tratta di una dichiarazione coraggiosa da fare di fronte a una persona che aveva, nelle sue mani, il potere di farli vivere o morire. Non t’ingannare. Questi uomini erano consapevoli del pericolo che affrontavano restando fermi sulle loro posizioni. “Anche se questo non accadesse, sappi, o re, che comunque noi non serviremo i tuoi dei e non adoreremo la statua d’oro che tu hai fatto erigere” (Daniele 3:18). Stavano dicendo, in altre parole: “Il Signore riceverà gloria, sia che scelga di liberarci oppure no. In ogni caso, egli ci ha liberato dal male di inginocchiarci davanti ai tuoi idoli!” Questo rese la loro testimonianza ancora più potente.

Una volta che abbiamo realizzato la realtà della nostra prova, come fecero quegli uomini, si apre per Dio una porta che gli consente di ricevere la gloria che gli è dovuta.

Dopo aver sperimentato l’afflizione ci sarà possibile crescere

Pietro scrive: “ Perciò, voi esultate anche se ora … è necessario che siate afflitti da svariate prove” (1 Pietro 1:6). Perché dovremmo esultare nelle prove dolorose?

Il termine greco che Pietro usa per “esultare” ha qui il significato di “saltare di gioia”. È la stessa parola presente due volte nel libro degli Atti, quando persone paralizzate furono miracolosamente guarite e iniziarono a cantare, danzare e saltellare. Pietro sta dicendo: “Nel mezzo delle vostre prove, siate in grado di saltare di gioia”. Aveva buone ragioni per dirlo. Sapeva che Gesù è accanto a noi in tutte le nostre prove e la storia miracolosa dei tre amici di Daniele ne è una dimostrazione.

“E questi tre uomini, Sadrac, Mesac e Abed-Nego, caddero legati in mezzo alla fornace ardente. Allora il re Nabucodonosor fu spaventato e andò in gran fretta a dire ai suoi consiglieri: ‘Non erano tre, gli uomini che abbiamo legati e gettati in mezzo al fuoco ardente?’ Quelli risposero e dissero al re:  ‘Certo, o re!’ ‘Eppure’, disse ancora il re, ‘Io vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, senza avere sofferto nessun danno; e l’aspetto del quarto è simile a quello di un figlio degli dei’” (Daniele 3:23-25). La maggior parte dei teologi concorda sul fatto che la quarta persona nella fornace ardente fosse Gesù, che camminava a fianco dei tre uomini, i quali non riportarono alcuna ferita.

Nelle nostre prove passate potremmo non aver avvertito la presenza di Cristo accanto a noi. Pietro ci dice che Gesù è sempre stato con noi nella prova. Riuscire a riconoscere la sua vicinanza nella nostra attuale situazione tribolata costruisce una fiducia mai avuta prima. Possiamo dire: “Signore, so di poter affrontare qualunque cosa perché tu sei con me. Non importa come finirà, la tua mano è sulla mia vita. Questa è come una fede nuova”.

È questo che intende Pietro quando dice: “La vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro” (1 Pietro 1:7). Non abbiamo più una fede timorosa, cieca che dice: “Spero che Gesù mi liberi da tutto ciò” bensì una fede che dice: “So che il mio Signore è buono, non ha importanza quello che ha in serbo per me, perché lui è al mio fianco”.

Pietro stesso viveva in un mondo pieno di  difficoltà, ove la persecuzione era sempre dietro l’angolo. Era stato in prigione ed era stato percosso. Ma viveva con una grande fede, perché sapeva che, anche nelle maggiori sofferenze, il suo Maestro stava realizzando gloriosi propositi attraverso le situazioni della sua vita. Egli vuole lo stesso anche per noi. Nell’ora più buia, quando la vita è duramente colpita, abbiamo motivo di gioire: ”Gesù è sempre con me!” 

Come Pietro, Paolo sapeva che il Signore non provoca le nostre prove ma che, attraverso di esse, noi siamo benedetti nel vedere la sua incredibile gloria

La vita di Paolo fu così piena di prove come nessun’altra. Egli testimoniò: “Dai Giudei cinque volte ho ricevuto quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe; una volta sono stato lapidato; tre volte ho fatto naufragio; ho passato un giorno e una notte negli abissi marini. Spesso in viaggio, in pericolo sui fiumi, in pericolo per i briganti, in pericolo da parte dei miei connazionali, in pericolo da parte degli stranieri, in pericolo nelle città, in pericolo nei deserti, in pericolo sul mare, in pericolo tra falsi fratelli; in fatiche e in pene; spesse volte in veglie, nella fame e nella sete, spesse volte nei digiuni, nel freddo e nella nudità” (2 Corinzi 11:24-27).

Paolo sapeva che Dio avrebbe potuto liberarlo da tutte quelle prove. Nonostante queste sue afflizioni, apparentemente infinite, i pensieri dell’apostolo erano sempre rivolti alla gente che serviva: “Oltre a tutto il resto, sono assillato ogni giorno dalle preoccupazioni che mi vengono da tutte le chiese” (2 Corinzi 11:28). La testimonianza di Paolo è bellissima da considerare. La rassicurante presenza di Cristo gli consentiva di sopportare ogni fatica, ogni afflizione e ogni difficoltà per amore degli altri.

Pietro vedeva la stessa caratteristica nelle persone alle quali scriveva: “Benché non lo abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui; benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, ottenendo il fine della fede: la salvezza delle anime” (1 Pietro 1:8).

Il risultato di questo tipo di fede è una testimonianza vivente al mondo. Quando Nabucodonosor vide la miracolosa liberazione, compiuta da Dio, dei suoi tre servi, disse: “Benedetto sia il Dio di Sadrac, di Mesac e di Abed-Nego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi che hanno confidato in lui, hanno trasgredito l’ordine del re, hanno esposto i loro corpi per non servire né adorare alcun altro Dio che il loro. Perciò ordino quanto segue: Chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, dirà male del Dio di Sadrac, Mesac e Abed-Nego, sia fatto a pezzi e la sua casa ridotta in un letamaio; perché non c’è nessun altro dio che possa salvare in questo modo”. (Daniele 3:28-29).

Che benedizione possono essere le nostre prove! Come dice Pietro, esse portano a ottenere “il fine della fede: la salvezza delle anime” (1 Pietro 1:9). In conclusione, la nostra fede purificata “sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo” (1 Pietro 1:7). Possa essere così per te, nelle tue presenti prove. Egli è con te in tutte le tue prove alla sua grande gloria.    

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