Il tocco di Dio | World Challenge

Il tocco di Dio

David WilkersonMay 27, 2002

Quando il Signore tocca qualcuno, quella persona si inginocchia davanti a Lui spontaneamente, quindi entra in intimità con Cristo. Al di fuori di tale intimità riceve nuove rivelazioni dal cielo. Tale persona è ansiosa di portare i propri assillanti peccati allo Spirito Santo, per far sì che li mortifichi, la sua anima viene rinnovata ed entra in un luogo di riposo, cominciando a servire Cristo con una nuova passione ed un più grande amore.

Questo servitore, cresce sempre di più cosciente dell’imminente giorno del giudizio. Egli sa che dovrà stare davanti al trono di Dio e rispondere ad una grande domanda: “Cosa hai fatto per portare Cristo a questo mondo perduto?” In verità tutti noi dovremo affrontare questa domanda durante il Giudizio: “Come hai testimoniato di Cristo agli empi? Come Lo hai rivelato nel tuo modo di vivere e di comportarti? La tua vita Lo ha mostrato?”

C’è un solo criterio per cui saremo giudicati in quel giorno. Non avrà alcuna importanza quanto siamo stati vicini al Signore, come lo fu Mosè, oppure se abbiamo ricevuto grandi rivelazioni come Daniele, o ancora se siamo stati santificati al pari di Paolo o abbiamo predicato ardentemente come Pietro. Tutti saremo giudicati da questo solo criterio: quanto la nostra vita ha manifestato chi è Gesù e quello che Egli è?

Lo Spirito Santo stabilì questo criterio di giudizio dopo la Pentecoste, quando Cristo stabilì la propria chiesa. A quel tempo era l’impero Romano che dominava; lo spirito di questo impero era unico nel proprio orgoglio, arroganza e materialismo. Roma non si dava pensiero degli oppressi, incluse le vedove, gli orfani ed i poveri. Dall’Eufrate fino all’Atlantico si vedevano dei grandi monumenti che commemoravano le vittorie militari romane. C’erano dei palazzi costruiti per gli eroi di guerra dell’Impero, ma da nessuna parte c’era una casa o una istituzione per i poveri ed i senzatetto. Non c’era nulla in tutto questo impero che indicasse il minimo interesse verso i poveri.

Lo spirito di orgoglio e di bramosia permeava anche il regno dei Giudei. I capi religiosi d’Israele erano inclini ad acquisire beni e proprietà; i farisei usavano scappatoie legali per appropriarsi delle case delle vedove. Nel contempo gli orfani erano abbandonati e chi era senza una dimora veniva maltrattato. Gli operai della classe inferiore venivano frodati della loro paga; gli veniva detto che meritavano di essere poveri, perché Dio li stava ripagando dei loro peccati. In tutto Israele, l’atteggiamento prevalente era: “Ogni uomo per se stesso”. La vita veniva spesa per accumulare, accaparrare, volendo sempre di più senza averne mai abbastanza.

Nel mezzo di tale società avida, incentrata su se stessa, materialistica, Cristo sparse il Suo Spirito su un santo rimanente. Improvvisamente dei venti potenti soffiarono, le case tremarono ed un fuoco sovrannaturale apparve. Cristiani senza lettere che cominciano a parlare fluentemente delle lingue che non hanno mai imparato; gli apostoli di Gesù che predicano il vangelo con potenza da convincere di peccato. Nei giorni successivi la Chiesa era in adorazione, lodava ed era ripiena di una potenza sovrannaturale. “Quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone. Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. Ognuno era preso da timore; e molti prodigi e segni erano fatti dagli apostoli.” (Atti 2:41-43).

La popolazione di Gerusalemme era stupita da quello che vedevano e si domandavano: “Che significa tutto questo?” Era lo Spirito Santo che dava potenza al popolo per testimoniare di Cristo al mondo; tali credenti erano diventati le Sue epistole viventi. La Sua potenza li aveva messi in grado di vivere in un tale modo che potessero testimoniare ardentemente: “Questo è Gesù. Le nostre vite sono una testimonianza della natura e dell’amore di Dio”.

Potreste domandarvi dove fossero gli spettatori, dei quali la Scrittura dice: “ tutti stupivano e si meravigliavano ” a questi segni miracolosi (2:7). Chi erano questi stranieri che dicevano l’un l’altro: “Tutti questi che parlano non sono Galilei? Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa?” (Atti 2:7-8).

Il verso successivo da la risposta a queste domande: “ Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue».” (Atti 2:9-11).

Le persone che furono testimoni di questi eventi erano dei turisti di Gerusalemme, mercanti, commercianti, viaggiatori. Certamente i loro racconti sarebbero stati sparsi nel resto del mondo. Ma come avrebbero potuto questi visitatori descrivere quanto avevano visto? Avrebbero messo in risalto le lingue, i segni ed i miracoli oppure il fuoco ed il vento venuti dal cielo?

Nessuna di queste cose sarebbe stata messa in risalto, non era questo il tipo di testimonianza che lo Spirito Santo era venuto a dare; tutte queste meraviglie erano delle semplici manifestazioni per l’edificazione e la guarigione dei credenti. Ma allora come devono essere i testimoni di Cristo?

Molti sermoni sulla Pentecoste si focalizzano sui segni e sui miracoli che furono compiuti dai discepoli, oppure enfatizzano i 3.000 che furono salvati in quel giorno, od ancora sulle lingue di fuoco che apparvero. Ma non abbiamo ancora ascoltato nulla sull’evento che divenne il più grande miracolo di tutti; esso mandò moltitudini indietro alle loro nazioni con una vivida e chiara impressione di chi è Gesù.

Avete sentito parlare di segni e miracoli, vorrei ora raccontarvi qualcosa a proposito di “segni miracolosi”. Nel giro di una notte migliaia di cartelli “vendesi” apparvero davanti alle case in tutta Gerusalemme e le aree circostanti. Le scritture affermano: “Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno…Infatti non c'era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l'importo delle cose vendute,e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.” (Atti 2:44-45; 4:34-35).

Potete immaginarvi questa scena in Gerusalemme? Un gran numero di case, appezzamenti e terreni venivano improvvisamente venduti. Anche le cose di casa venivano vendute: mobili, vestiti, manufatti, stoviglie, opere d’arte. Nelle strade, nei mercati, ad ogni porta della città, centinaia di cartelli riportavano la scritta “In vendita”. Deve essere stata la più grande svendita nella storia di Gerusalemme.

Fate attenzione: non c’è alcuna evidenza nelle Scritture che le case in vendita fossero quelle dove i proprietari dimoravano e non c’è menzionata una vita in comune. Se fosse accaduto, si sarebbe posto un insopportabile peso sulla chiesa. Inoltre le proprietà e le possessioni che questi cristiani stavano vendendo non erano beni primari o eredità. La Parola di Dio comandava loro chiaramente di provvedere ai loro familiari ed ai figli. Dovevano anche provvedere per tutte le vedove della loro famiglia sotto i sessanta anni. Questi credenti non avrebbero potuto adempiere questi comandamenti se non avessero avuto le loro proprie case. Per di più leggiamo che andavano nelle case degli altri in comunione “… rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme…” (Atti 2:46). Chiaramente queste persone ancora possedevano la propria casa.

Le possessioni che stavano vendendo erano cose che avevano oltre i loro bisogni, cose non essenziali alla loro sussistenza. In alcuni casi, probabilmente, avranno causato loro qualche fitta al loro cuore di proprietari. Ma i beni venivano venduti, trasformati in denaro contante e donati per sostentare le vedove della chiesa, gli orfani ed i senza casa.

Questa era la testimonianza che veniva fuori da Gerusalemme. Questo era il messaggio che lo spirito di Dio voleva diffondere in tutto il mondo: Soltanto lo Spirito di Dio può spezzare lo spirito del materialismo che ha stretto Israele nei suoi artigli per secoli.

Pensate alla potenza che è servita per scuotere e risvegliare un popolo avido ed incentrato su se stesso, il quale per centinaia di anni aveva disprezzato i poveri. Gli stranieri che avevano udito questi credenti parlare i loro propri linguaggi, ora li vedevano svendere merce preziosa, e queste proprietà non erano cianfrusaglie. Ovviamente venivano venduti come un sacrificio. Ancora una volta gli spettatori si debbono essere chiesti: “Che sta succedendo? Perché ci sono tutti questi cartelli di vendita? Forse questa gente sa qualcosa che noi non conosciamo?”

Qualunque credente a portata d’orecchio avrebbe risposto: “No, siamo seguaci di Gesù, abbiamo dato il nostro cuore al Messia ed il Suo Spirito ci ha cambiato, ora compiamo le opere di Dio; Egli ha predicato ai poveri ed ha frequentato i lebbrosi, ha ministrato alle vedove e ha avuto cura degli orfani. Per cui abbiamo ricevuto una parola dallo Spirito Santo di fare lo stesso. Stiamo vendendo questi beni per raccogliere il denaro per i poveri ed i deboli. Questa è l’opera di Gesù Cristo.”

Immaginate la conversazione che ebbe luogo in tutta la città. Nei bar, nelle sinagoghe nei mercati, un mercante deve aver detto ad un altro: “Finalmente ho comprato quel lotto edificabile che voleva da anni. Finora il proprietario mi voleva imbrogliare chiedendo un prezzo molto alto. È un fariseo e ho discusso con lui sul prezzo per anni. Ieri, è venuto da me e me lo ha dato per un prezzo ragionevole.

“Gli ho chiesto perché avesse cambiato idea, mi ha risposto che ora è un seguace di Gesù. È stato riempito dallo Spirito Santo e non è più appassionato nell’acquistare dei beni. Per di più i soldi che sono derivati dalla vendita sarebbero andati ai poveri, alle vedove ed agli orfani”.

Questa era la testimonianza della Pentecoste, il mondo vedeva questi credenti, riempiti dall’alto, amarsi gli uni gli altri, che vendevano i loro beni donandoli ai bisognosi. Ed era esattamente quello che lo Spirito Santo voleva da loro, desiderava una testimonianza vivente al mondo dell’amore di Dio; essi proclamavano l’evangelo di Cristo attraverso le loro azioni.

Certamente vi ricordate la storia di Anania e Saffica. Furono dei credenti che caddero morti nella chiesa perché travisarono chi era Gesù. Mentirono a Pietro riguardo la somma che essi ricevettero dalla vendita di un campo; ma Pietro disse loro che avevano mentito allo Spirito Santo. In verità se un cristiano mente a qualunque uomo è come se avesse mentito a Dio.

Quale fu esattamente la bugia di questa coppia? Fu l’indebita appropriazione del denaro destinato ai poveri. Essi devono aver testimoniato all’acquirente: “Ogni cosa che pagherai è per la causa di Cristo; ogni cosa sarà devoluta alle vedove ed ai poveri”. Ma loro trattennero una parte del denaro per se stessi.

Nel Giorno del Giudizio, molte persone saranno accusate di aver sprecato quanto era stato destinato per una causa caritativa. Sto pensando alle organizzazioni che raccolgono centinaia di milioni di dollari per le vittime della tragedia dell’undici settembre (l’attentato dei terroristi contro le “Twin Towers” negli Stati Uniti – NdT), ma che si appropriano di una larga parte di tale denaro per se stesse. Sto anche pensando ai ministri che raccolgono denaro per gli stessi orfani e vedove, ma che li hanno sprecati. Vi dico che essi non hanno bisogno di temere la Guardia di Finanza; devono temere l’onnipotente Dio che registra ogni singolo centesimo speso.

Questo è il messaggio che si cela dietro la storia di Anania e Saffica: non dovete toccare ciò che appartiene ai poveri ed ai bisognosi. Dio non vuole starsene lì a vedere il Suo Figliolo mal rappresentato dal mondo da persone che vogliono chiamarsi Cristiani..

(Anche i musulmani riconoscono quanto sia seria questo tipo di testimonianza. Recentemente ho letto di una “telethon” (raccolta di fondi fatta tramite televisione – NdT) in Arabia Saudita, che raccoglieva denaro per le famiglie dei “martiri” palestinesi [inclusi i dinamitardi suicidi che avevano attaccato Israele]. Questa “telethon” era patrocinata dallo stato e il re saudita aveva per primo donato 2,7 milioni di dollari. Una principessa aveva donato la propria Rolls-Royce. Un uomo aveva offerto uno dei suoi reni. Una donna mise a disposizione la sua intera dote valutata in 17.000 dollari. Frotte di persone andavano alla stazione TV per riempire di denaro le cassette che erano esibite da bambini seduti sulle sedie a rotelle. Tutti loro volevano dimostrare che Allah ama i suoi figli.

In totale vennero raccolti 155 milioni di dollari durante questa trasmissione saudita. Ma questo era solo l’inizio; il grido venne esteso ad ogni nazione islamica per aiutare tale sforzo di ricostruire la Palestina. Guardate, Satana sa bene dove trovare la vera testimonianza e subdolamente la imita per quella propria.

Vi chiedo: come ha potuto la Spirito Santo portare un simile repentino cambiamento nel cuore di questi nuovi credenti battezzati in Gerusalemme? La loro trasformazione fu un incredibile miracolo. La risposta è che tali cristiani erano i figli della profezia di Malachia. Questo è l’ultimo profeta che troviamo nel Vecchio Testamento, e Dio parla tramite lui, dicendo:

“Io mi accosterò a voi per giudicare e sarò un testimone pronto contro gli incantatori, contro gli adùlteri, contro quelli che giurano il falso, contro quelli che derubano l'operaio del suo salario, che opprimono la vedova e l'orfano, che fanno torto allo straniero e non hanno timore di me” (Malachia 3:5).

Ora andiamo avanti nel tempo fino a trovare la chiesa in Gerusalemme. Questi credenti andavano di casa in casa in fratellanza: “Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere.” (Atti 2:42). Qual era la dottrina degli apostoli qui menzionata? Era le precise parole di Cristo, Gesù aveva istruito i suoi discepoli che: “… il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto.” (Giovanni 14:26).

Ora prestate bene attenzione, uno degli ultimi messaggi che Gesù dette ai Suoi discepoli prima della Sua crocifissione è contenuto in Matteo 25. Io credo che lo Spirito Santo ora stia portando a galla nella memoria dei Suoi seguaci, questo specifico messaggio. Infatti, probabilmente, fu Matteo che predicò questo messaggio di Cristo ai credenti recentemente battezzati.

Le parole di Gesù furono risvegliate nei loro cuori, per cui seppero che non avrebbero più potuto vivere nello stesso modo di prima. Repentinamente si resero conto di quanto fosse serio il problema di rappresentare Gesù in verità. Questo li guidò fino alle loro case per trovare tutto quanto di cui non avevano bisogno, per poi portarle a vendere in mezzo alle strade. Mettendola semplicemente, la Parola di Cristo in Matteo 25 dette a questi credenti una nuova disposizione d’amore e di sollecitudine verso i poveri. Come? Mettendoli letteralmente di fronte al Trono del Giudizio.

Questo stesso messaggio di Matteo 25 ha scosso il mio cuore fin nel profondo e ha causato dei cambiamenti nella mia vita e nel mio ministerio. Nello stesso modo se stai pregando intensamente per un tocco da parte di Dio e stai cercando di avere una nuova passione per Gesù, sarai trasportato in un viaggio dallo Spirito Santo. E ad un determinato punto su quella strada ti troverai davanti Matteo 25, non potendo più sfuggire a questa Parola che ti frantuma dentro l’anima.

Le parole di Cristo in questo capitolo non sono una parabola, ma una profezia sul Giorno del Giudizio quando noi tutti staremo davanti al trono: “Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.” (Matteo 25:31-33).

Alcuni però affermano: “Questo è un giudizio rivolto alle nazioni, non alle persone”. Questa è stoltezza. Non ci sono nazioni pecore o nazioni capri; sfido chiunque a nominarmi una nazione pecora, che esista oggi o nel passato, questo è chiaramente il giudizio per tutta l’umanità, quindi le pecore che vengono qui nominate saranno giudicate attraverso un solo criterio:

“Allora il re dirà a quelli della sua destra: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi".” (Matteo 25:34-36).

Gesù loda le pecore dicendo: “Voi Mi avete rappresentato correttamente. Avete testimoniato al mondo che Io mi sono identificato nei prigionieri del peccato e della povertà; conoscete il Mio cuore ed avete permesso che IO esprimessi la Mia natura ed il Mio amore attraverso di voi”. Cristo non proferisce neanche una parola a proposito di qualunque altra opera diligente o risultato, Egli mette a fuoco soltanto questa cosa.

Ora arriva le parole che mi fanno tremare. Gesù dice: “Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui straniero e non m'accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste.” (Matteo 25:41-43).

Notate che qui Gesù non condanna i capri per adulterio, abuso di droga, pornografia, omosessualità o per altri grossi peccati. Certamente questi sono peccati che portano a dannazione e coloro che li commettono saranno giudicati per ogni azione commessa nella carne. Ma con Cristo c’è un più alto grado di giudizio.

Quando ho applicato questo tipo di giudizio nella mia stessa vita, pensai: “Non riesco riconoscermi in questa profezia. Quando ho compiuto queste cose che mi erano comandate? Ho trascurato di ministrare praticamente agli affamati, ai senza casa, alle vedove, agli orfani, ai prigionieri ed agli afflitti? Come è possibile che io vada d’accordo con le parole di Gesù, qui espresse: “In verità vi dico che in quanto non l'avete fatto a uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me. Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna.” (Matteo 25:45-46)?

Per mesi ho pregato a favore delle vedove, degli orfani e dei poveri. Abbiamo ricevuto lettere da parte di persone bisognose che non potevano pagare le spese mediche o l’affitto. Ho implorato Dio: “Tu sei il Signore degli eserciti. Provvedi loro. Soddisfa le loro necessità”. Finalmente il Signore mi ha risposto: “Devi fare qualcosa di più per loro che pregare soltanto, David. Devi fare qualcosa per loro. Dagli da mangiare. È nelle tue possibilità di farlo”.

Non cadete in errore: nessuno può essere salvato solo attraverso delle buone azioni. Ma saremo giudicati anche per quello che abbiamo fatto. Però la disputa non è su quante persone abbia potuto cibare o vestire. Il nocciolo della questione è: “Io sto professando Cristo come mio Signore, ma vivo solo per me stesso? Mal rappresento Gesù spendendo tempo solo per accumulare delle cose e facendone incetta? Chiudo i miei occhi sui bisognosi, sui poveri ed i deboli?”

La nostra testimonianza verso questo mondo pieno di peccato deve includere sia la predicazione che la manifestazione, sia la Parola che le azioni. Il nostro proclamare Cristo non deve essere disgiunto dalle nostre azioni d’aiuto. Come dice Giacomo alcune azioni aiutano a dimostrare la potenza dell’Evangelo:

“A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve?” (Giacomo 2:14-16).

Un gran numero di cristiani reagiscono alla profezia di Gesù in due modi. Ci sono quelli del “Vangelo facile” che dicono: “Dio non è così severo. Questo fa parte della predicazione del giorno del giudizio. Il mio Dio è troppo amorevole per giudicare con tanta severità”. Invece quelli del “Vangelo difficile” dicono: “Questo è troppo severo, eccessivamente arduo, non posso accettare queste parole che mi turbano, non ne potrò mai essere all’altezza.”

Questi due vangeli vanno per la loro strada, giustificati da se stessi ed imperturbabili. Durante le feste natalizie facciamo dei doni alle famiglie bisognose. Altre volte diamo qualche moneta ai mendicanti . ma non ci disponiamo a tempo pieno verso l’impegno pratico di fare ciò che Gesù ha comandato.

Questi tipi grideranno: “Ma Signore, Signore, questa è una sorpresa. Abbiamo creduto in Te, abbiamo pregato, digiunato, siamo andati in chiesa. Siamo le Tue pecore redente”. Perché varranno messe insieme ai capri?

Il problema è che se amiamo il mondo e le sue cose, non possiamo essere da Dio: “ Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui. ” (1Giovanni 2:15). Se noi bramiamo di avere sempre più beni materiali, non facciamo parte delle sue pecore: “…né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.” (1Corinzi 6:10).

Ma questi credenti faranno parte dei capri non a motivo delle loro bramosie verso i beni materiali o perché non hanno aiutato i bisognosi; il Signore dirà loro: “Siete in mezzo ai capri perché mi avete male rappresentato verso il mondo. Avete fatto in modo che gli empi mi identificassero con la prosperità, il denaro, il successo. Avete ingannato i poveri dicendogli che Io volevo farli ricchi, avete anche detto agli ammalati che stavano soffrendo a causa della loro mancanza di fede”.

“ Vi ho benedetto, ho sparso su voi le mie risorse, perché vi amo. Ma voi non avete aperto le orecchie alle grida dei bisognosi che stavano intorno a voi. Invece siete stati assorbiti dalle vostre cose. Se foste stati miei, se mi aveste amato, avreste dovuto obbedire ai miei comandamenti”.

Mi direte: “Fratello Dave ciò che dici è molto duro, sicuramente il Signore non è come vuoi farci intendere”. Leggete le parole di Ezechiele: “Ecco, questa fu l'iniquità di Sodoma, tua sorella: lei e le sue figlie vivevano nell'orgoglio, nell'abbondanza del pane, e nell'ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell'afflitto e del povero.” (Ezechiele 16:49 – il corsivo è mio). Quando Dio giudicò Sodoma non menzionò l’omosessualità o l’idolatria dei suoi abitanti; ma indicò l’orgoglio, il benessere e la trascuratezza dei bisognosi; non avevano alcuna preoccupazione per i poveri.

Miei cari, il Signore non ci ha chiamati ad una svendita delle nostre cose in Gerusalemme. Egli aveva pianificato qualcosa nel cuore del Suo popolo. Egli voleva testimoni che fossero liberi dai legami dei beni materiali, per riflette quanto è nel Suo cuore per questo mondo perduto. Dio non ha pianificato qualcosa per le nostre case, Egli vuole che ci svegliamo e vediamo quanto veramente siamo attaccati ai nostri beni.

Come puoi interessarti ai bisognosi? Questo è lavoro per lo Spirito Santo. Se ti senti colpevole dopo aver letto questo messaggio, vai a Lui che ti guiderà direttamente ai bisognosi che Egli vuole farti incontrare, in una di queste area del ministerio pratico. Questo che dico non è per farti sentire colpevole o condannato, ma per aiutarti a guardare nel tuo cuore con la luce delle parole di Gesù.

Il Signore non si aspetta da nessuno di noi che riusciamo a fare tutto questo; ma io so che Egli si aspetta da noi che siamo personalmente coinvolti nel fare qualcosa in almeno una di queste aree del bisogno. Potete affermare di essere pronti per andare davanti Cristo in quel giorno, coscienti di stare aiutando a sfamare o vestire i poveri, di visitare i prigionieri, di benedire o visitare le vedove o gli orfani?

Lo Spirito Santo non mi permetterà di evitare questa verità così pressante, e neanche potrà scusare alcun vero credente; Dio vuole affermare ciò che dice. Perfino coloro che stanno chiusi in casa, gli anziani o gli infermi, possono pregare per coloro che non hanno una casa. Possono scrivere lettere ai prigionieri.

Quando c’è il desiderio di obbedire a questo ordine, lo Spirito Santo mostrerà la via. E quando ne saremo coinvolti Egli ci promette che: “… se tu supplisci ai bisogni dell'affamato, e sazi l'afflitto, la tua luce spunterà nelle tenebre, e la tua notte oscura sarà come il mezzogiorno; il SIGNORE ti guiderà sempre, ti sazierà nei luoghi aridi, darà vigore alle tue ossa; tu sarai come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non manca mai.” (Isaia 58:10-11).

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