Ministero a tempo pieno | World Challenge

Ministero a tempo pieno

David WilkersonSeptember 30, 2002

Nei primi anni della chiesa ci fu una grande persecuzione. Durante quel tremendo periodo, l’apostolo Giovanni fu preso prigioniero e mandato a Roma. L’imperatore romano di quel tempo (sia Nerone che Diocleziano) confinò Giovanni sull’isola di Patmos. Questa isola era piccola, desolata e disabitata; l’unica popolazione era quella di un piccolo gruppo di prigionieri che vi erano stati confinati fino alla fine dei loro giorni. Come loro anche Giovanni vi era stato mandato per morire.

L’apostolo cui mi riferisco è lo stesso “diletto Giovanni” che Cristo amava, fu quello che posò il capo sul seno di Gesù nell’Ultima Cena. Era anche il fratello di Giovanni ed il figlio di Zebedeo; ed era colui che scrisse il quarto evangelo, come anche le tre epistole che portano il suo nome.

Cercate di immaginare la scena mentre Giovanni sta sbarcando a Patmos; scende dalla passerella della nave verso un’isola deserta. Non ci sono alberi, solo sabbia. Davanti a lui c’è un piccolo gruppo di prigionieri laceri, imbruttiti, maledicenti; tutti rivestono una apparenza di morte, sanno bene che sono stati mandati li a morire.

Dietro Giovanni, alcuni marinai scaricano pochi vasi contenenti cibi - probabilmente riso, farina, appena le cose essenziali – buttandoli sulla spiaggia. Quindi ritornano a bordo e sollevano la passerella e pian piano la barca riprende il largo.

Giovanni guarda la nave mettere la prua verso l’orizzonte, non sa se la rivedrà ancora, è stato lasciato senza mezzi, esiliato, dimenticato, con l’intenzione di farlo vivere in isolamento fino alla fine dei suoi giorni. Più in là avrebbe scritto: “… ero nell'isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.” (vedi Apocalisse 1:9).

Perché Giovanni, un umile discepolo di Gesù, pronunciò una tale frase? Perché Roma, colei che dominava il mondo, era così disperata da isolarlo dalla civiltà? Giovanni sarebbe potuto facilmente essere imprigionato sul continente, perché invece l’imperatore volle zittirlo? Chiaramente Roma considerava quest’uomo una minaccia; Giovanni era ovviamente celebre sia tra gli ebrei che tra i gentili. Che potente influenza, quale efficace ministero deve aver posseduto.

Adesso, mentre Giovanni vedeva la nave per i prigionieri scomparire all’orizzonte, le sue stesse parole gli sono tornate in mente. Lui fu l’unico che ha riportato le parole di Gesù: “Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, l'ora viene che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere un culto a Dio. Faranno questo perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma io vi ho detto queste cose, affinché quando sia giunta l'ora, vi ricordiate che ve le ho dette. Non ve le dissi da principio perché ero con voi.” (Giovanni 16:2-4).

Chissà quante notti gelide, umide, piene di brividi, deve aver trascorso Giovanni nell’isola di Patmos? Chissà quante volte si è trovato bagnato fino all’osso dalle selvagge tempeste del mediterraneo? Avrà forse avuto un riparo o un ricambio di vestiti? Quante febbri e malanni avrà combattuto? E chissà quale dieta avrà mantenuto? Forse poche manciate di riso? Le avrà dovute razionare, sapendo che la nave per i prigionieri avrebbe tardato a tornare? Sarà stato forzato a catturare serpenti o lucertole per integrare il suo magro cibo?

Per qualunque criterio, Giovanni era un fallimento; molti cristiani di oggi potrebbero guardare verso di lui e dire “Che perdita. Perché Dio ha permesso che uno degli uomini più consacrati di tutti i tempi sia stato messo in un tale isolamento? Perché ha permesso ad un tale devoto discepolo di essere esposto agli elementi naturali e quasi farlo morire di fame? Non comprendo perché Giovanni non chiedesse a Dio la liberazione. Dopotutto aveva scritto che Gesù disse: “… In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà. … chiedete e riceverete …” (Giovanni 16:23-24). Dov’era la fede di Giovanni?

Ora immaginate la reazione dei conduttori della chiesa di oggi. Mestamente misurerebbero Giovanni con il metro del successo di oggi: non aveva una congregazione, nessun edificio ecclesiastico, non aveva denaro per affittare o comprare una struttura. Non aveva nessun mezzo di trasporto, una casa, ne un vestito decente da mettersi per predicare; non aveva una agenda del ministero, niente per arrivare alla comunità, neanche un piano per vincere le nazioni. I capi di oggi lo liquiderebbero dicendo: “Quest’uomo non è niente; è finito. Perché è stato chiamato al ministero fin dall’inizio?”

Quanto si trovano in errore. Nel primo sabato trascorso a Patmos, Giovanni diede inizio ad una chiesa; la chiamò: LA CHIESA DI “IO, GIOVANNI”. Egli scrisse: “Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, … Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore…” (Apocalisse 1:9-10). Giovanni in altre parole stava dicendo: “Si, è vero, sono lontano dalla civiltà, ma ho una chiesa e sto servendo qui il Signore. Non ho fratelli o sorelle che possano unirsi a me, ma sono nello Spirito”. Vi assicuro che la lode che Giovanni stava offrendo da quella isola così lontana, era gloriosa a Dio come quella di migliaia di voci adoranti in migliaia di lingue differenti.

Qualcosa di incredibile accadde a Giovanni dopo i suoi primi giorni a Patmos; prese una decisione che si sarebbe riversata sull’intera chiesa mondiale per l’eternità. Detto semplicemente, Giovanni morì a tutti i suoi piani e pensieri di ministero.

A quanto ne sapesse il suo esilio era il suo destino finale ed avrà probabilmente pensato: “Sarò relegato qui per tutta la vita, ma non voglio perdere il fuoco di Dio. Anche se ci fossi soltanto io qui, voglio lodare il Signore. Non ho una congregazione, nessuna comunione con fratelli o sorelle; ma io posso camminare nello Spirito e darò tutto me stesso nel cercare la faccia di Dio, adesso ho il tempo per conoscerLo come non avrei mai potuto.”

Giovanni vide completamente il Signore nel suo isolamento, era mosso nello Spirito e diede se stesso come un sacrificio vivente. Amati, questo è il centro del mio messaggio: ora Giovanni era in un ministero a tempo pieno. Non voglio intenderlo nei termini che noi pensiamo di tali ministri. Era a tempo pieno nel senso che Giovanni aveva Dio tutto per se stesso.

Osservate che su Patmos non c’era bisogno di raccogliere fondi, di lanciare proclami o pubblicizzare nulla; non c’era il bisogno di competere con altri ministri o di erigere edifici ecclesiastici più grandi; non c’era neanche nessuno intorno a Giovanni pronto a congratularsi con lui, esaltandolo. La sua vita era limitata ad un unico scopo, un solo ministero: Gesù Cristo soltanto; questo era quanto Giovanni aveva ed affermava in sostanza: “Questo è tutto ciò di cui avrei mai bisogno: preghiera, adorazione e comunione con il Signore”.

Un ministero a tempo pieno non significa semplicemente pasturare una chiesa, neanche significa viaggiare come evangelista o tenere delle riunioni di risveglio. Il ministero a tempo pieno non è definito da un diploma o da un certificato di una scuola biblica oppure dall’ordinamento dato da una chiesa ufficiale. In effetti si può pasturare una grande chiesa che ha successo e non essere affatto in un ministero a tempo pieno; si possono predicare centinaia di messaggi e raggiungere migliaia di persone, ma nulla di queste cose vi renderà un ministro a tempo pieno davanti gli occhi di Dio.

Molte persone spesso vengono da me chiedendo preghiere affinché il Signore li indirizzo verso un ministero a tempo pieno; essi sono spesso dei “laici” che hanno un lavoro ed una carriera. Alcuni credono veramente che Dio li ha chiamati in un ministero a tempo pieno; altri invece sono persone che non riescono a realizzarsi oppure sono annoiate del loro lavoro. L’idea di venire pagati con un salario sufficiente a vivere, lavorando per Dio li affascina molto.

Alcuni altri sono impegnati parzialmente nel lavoro di Dio, ma sentono un pressante desiderio di stare a tempo pieno nel ministero, questo perché in alcuni paesi i ministri di Dio devono avere un lavoro secolare dato che le loro congregazioni non riescono a stipendiarli e coloro che invece lo ricevono sono sottopagati. Sono convinti che sarebbero più efficaci nel loro ministero se potessero avere il supporto che loro serve; quindi per anni invocano così Dio: “Quando sarà il tempo che mi verrà aperta una porta?”

Io credo che Dio desideri che ogni credente sia coinvolto in un ministero a tempo pieno. Le Scritture affermano che siamo chiamati ad essere sacerdoti all’Eterno, ma per prima cosa dobbiamo levarci dalla mente che un ministero a tempo pieno sia un lavoro o un mestiere con una paga. Agli occhi di Dio un ministro a tempo pieno è per prima cosa un ministro a se stesso.

Semplicemente potete essere come l’apostolo Giovanni, lasciato solo su un’isola ma impegnato in un ministero a tempo pieno. Infatti, io considero Giovanni come uno dei migliori ministri nella Bibbia. Ora vi spiego come potete sapere se siete pronti ad un ministero a tempo pieno:

Non avete bisogno di applausi umani, non avete bisogno di una nomina, un piano o di essere coinvolti in qualche grande lavoro. Non avete bisogno di appoggi o referenze; non avete bisogno di una congregazione o di un edificio ecclesiastico. L’unico ministero che soddisfa la vostra propria anima è la preghiera e l’adorazione verso il Signore. Preferite essere soli con Gesù, innalzando a Lui la vostra lode, piuttosto che essere ammirati come un grande ministro; sapete che il ministero verso gli altri viene fuori dal servire Lui. Quindi avete dato tutto voi stessi per una singola ragione: “La mia sola chiamata su questa terra è servire il Signore”. Quando avrete fatto tutto questo sarete pronti per quello che Dio vede come un ministero a tempo pieno.

Conosco dei predicatori che ricevono uno stipendio ma non servono il Signore; non hanno avuto alcun peso da parte Sua. Non lo ricercano diligentemente in preghiera e non ricevono i loro sermoni da Lui. Invece li copiano da altri predicatori. Tali ministri non sono altro che dei mercenari che ricevono un salario per fare un lavoro. Vivono senza preghiera, senza una recente parola dal cielo.

Conosco anche dei laici che sono più approfonditi nella loro conoscenza di Cristo, rispetto all’uomo che li pastura. Questi uomini non ricevono un centesimo per il loro ministero verso il Signore, ma sono conosciuti nel cielo come ministri a tempo pieno. Essi intercedono, sono assetati della verità, servono il Signore con tutto il cuore dandosi alla preghiera nell’intimità con Cristo. Questi sono veri ministri, avendo superato di gran lunga i loro pastori; infatti questi ultimi dovrebbero essere dei reietti e niente affatto dei ministri di Dio.

Ma torniamo a Giovanni e a Patmos. Non esiste una prova che Giovanni avesse dei contatti con nessuno sull’isola (io credo che i pochi criminali che erano là non avevano alcun desiderio di avere intorno a sé quest’uomo pio). Giovanni non aveva alcuno con cui avere comunione, non aveva un buon consigliere e nessuno che potesse ascoltarlo, ciò che udiva era il rumore della risacca e le grida stridule dei gabbiani.

Chiunque sarebbe diventato matto in quella situazione, non Giovanni. Invece egli imparò a dipendere dalla voce dello Spirito Santo che gli era vicino per confortarlo e proteggerlo. Quando Giovanni testimonia: “Fui rapito dallo Spirito …” (Apocalisse 1:10), stava dicendo in sostanza: “Io ero totalmente nelle mani dello Spirito Santo, credendo in Lui e da Lui venivo istruito. Mi ha mostrato la corruzione delle chiese in Asia, che poi ho scritto nell’Apocalisse, mi ha mostrato anche ciò che ha da venire sulla terra”.

In verità nel suo ministero a tempo pieno, Giovanni ebbe una rivelazione della gloria del Cristo esaltato: “Dopo queste cose vidi una porta aperta nel cielo, e la prima voce, che mi aveva già parlato come uno squillo di tromba, mi disse: «Sali quassù e ti mostrerò le cose che devono avvenire in seguito». Subito fui rapito dallo Spirito. Ed ecco, un trono era posto nel cielo e sul trono c'era uno seduto.” (Apocalisse 4:1-2).

Una porta verso il cielo era stata aperta che dura ancora per noi oggi. Come a Giovanni ci è stato detto “sali quassù”. Le Scritture affermano: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.” (Ebrei 4:16). Questa chiamata per andare nella stanza del trono, è stata ignorata molte volte dai pastori e dai laici; pochi credenti conoscono la voce di Dio e ancora meno ministri parlano come Suoi profeti.

Credo che nella chiesa di oggi ciò di cui si ha più bisogno siano uomini e donne che impongano a se stessi l’esperienza di Patmos. I cristiani odierni passano il tempo guardando la TV, facendo acquisti o navigando su internet, ma ben pochi vanno al trono di Dio. Eppure il Signore ha promesso: “se salite quassù, vi rivelerò la Mia misericordia e la Mia grazia verso di voi; vi mostrerò cose che non avete mai visto prima, perché mi state cercando”.

Quindi, dove sono i ministri a tempo pieno che tappano la bocca ad ogni voce carnale e ad ogni programma umano? Chi mai sarà che si ritrarrà dalla propria ambizione per essere governato e guidato solo dallo Spirito Santo? Chi mai si lascerà sorpassare dagli altri secondo gli standard umani a motivo di un solo obiettivo nel ministero: vivere e camminare nello Spirito?

L’isolamento di Giovanni gli fu imposto da uomini miscredenti, ma il Signore si compiace quando siamo volenterosi di sottometterci ad un “esilio” insieme a Lui. Ciò non significa che dobbiamo metterci da parte per il ministero; non significa neanche che dobbiamo lasciare il nostro lavoro, la famiglia, la nostra testimonianza. Infatti, è possibile essere una persona impegnata ed avere nel contempo una esperienza come quella di Patmos. È buono quando lasciamo fuori da noi ogni voce, attività ed ogni cosa che ci ostacola dall’udire la voce del Signore e ci focalizziamo su un solo argomento: sto ascoltando gli uomini oppure lo Spirito Santo?

Una volta che cristo è diventato il nostro solo scopo, saremo capaci di ricevere discernimento e guida dall’alto.

Gesù ci dice che negli ultimi giorni, il cuore dell’uomo verrà meno dalla paura (vedi Luca 21:26). Credo che quei tempi stiano per arrivare; prevedo che moltitudini, in America ed in tutto il mondo, i cui cuori e menti verranno intorpiditi dal terrore imminente. Cercheranno di illudere se stessi in modo da non dover affrontare altre notizie terrificanti.

Proprio ora, specialmente nella città di New York ed in Israele, una gran quantità di persone soffrono di insonnia. Sono state aperte delle cliniche in queste città a causa di migliaia di persone che non riescono a dormire perché sentono un senso di terrore e secondo le Scritture, il peggio deve ancora venire; quando i profeti del Vecchio Testamento ebbero una rapida occhiata sui nostri giorni ne rimasero atterriti.

Sono certo che il disastro economico sia già cominciato; nei due anni passati più di 7 mila miliardi di dollari sono stati persi in borsa, ci può essere una tendenza al miglioramento per un breve periodo, ma non avrà durata. La follia di voler spendere a tutti i costi avrà fine ed i debiti contratti con le carte di credito getteranno moltitudini in bancarotta; ci sarà pianto e lamento in ogni luogo a causa delle spese passate.

La bolla dei beni immobili arriverà a scoppiare, il mercato sarà pieno di venditori ma non di compratori. Già adesso ci sono delle case molto costose che sono messe in vendita dai proprietari che sono in bancarotta a causa di azioni crollate. Un costruttore del New Jersey mi ha raccontato di nuovi fabbricati, del costo di circa un milione di dollari, che non hanno mobili al proprio interno perché i proprietari non stati colpiti duramente sul lato finanziario.

Ma più terribile di tutto vedo che una guerra si avvicina. Il mondo arriverà presto alle soglie di un allarme per una guerra nucleare. Questo farà tremare i capi di ogni nazione in tutto il mondo.

Non sto cercando di spaventare nessuno, ma il corpo di Cristo deve udire la verità su questi tempi. Uno spirito demoniaco sta per essere liberato sulla terra. E mentre eventi spaventevoli stanno per arrivare, i credenti cedono alla paura; alcuni si stordiscono come i pagani attraverso l’alcol e la droga. Altri si danno alla sensualità di qualunque tipo, satana li ha provveduti con un massiccio menù di immondizie attraverso la TV ed internet. Tutto questo sta guidando il popolo di Dio ad un indurimento di cuore.

In Apocalisse 16:9 Giovanni descrive un terribile calore che deve venire sulla terra: “E gli uomini furono bruciati dal gran calore; e bestemmiarono il nome di Dio che ha il potere su questi flagelli, e non si ravvidero per dargli gloria”. Questi sofferenti saranno così storditi che rifiuteranno la liberazione; preferiranno invece l’inferno.

Alcuni di questi bestemmiatori sono attualmente dei cristiani, nei giorni a venire i credenti passivi e tiepidi esperimenteranno un indurimento delle loro coscienze; ciò non significa che si induriranno verso Dio, avranno ancora una forma di pietà, credendo di essere salvati, ma verrà il momento che non sentiranno alcunché; e dopo non sentiranno alcuna paura, emozione o preoccupazione nei riguardi dell’eternità. Cesseranno di crescere in Cristo e diverranno un facile bersaglio per Satana.

Paolo descrive cosa accade a coloro che rifiutano di crescere in Cristo:”…con l'intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell'ignoranza che è in loro, a motivo dell'indurimento del loro cuore. Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni specie di impurità con avidità insaziabile.” (Efesini 4:18-19). Il significato letterale è: “Sono diventati apatici, senza emozioni, senza convinzione di peccato, ottenebrati”. In breve sono diventati superficiali nelle cose di Dio ed ignorano tutte le chiamate a risvegliarsi e cercarLo”.

Gli stessi credenti sono stati avvisati affinché: “…cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo.” (Efesini 4:15). Paolo voleva che avessero le necessarie risorse interne per affrontare l’attacco finale di Satana contro la chiesa, ma essi non avevano alcun alito di vita in sé e preferivano narcotizzare le loro menti con la lussuria, preferendo camminare nell’ignoranza avendo accecato i loro cuori verso le loro stesse pericolose condizioni.

Nella loro cecità non riuscivano a comprendere alcuna terribile notizia. Non potevano affrontare il terrore che stava cadendo sulla terra. Così invece di correre verso Gesù, davano se stessi verso ogni tipo di concepibile piacere sensuale, ghiottoneria e depravazione, semplicemente non ne avevano mai abbastanza.

Come Paolo voglio esortare ogni giovane credente: se stai crescendo tiepido e apatico verso Gesù, svegliati. Non lasciare che il fuoco dello Spirito Santo vada fuori dalla tua vita, ascolta lo squillo di tromba dello Spirito e cerca il Signore. Diventa un ministro a tempo pieno verso di Lui, cercandolo con tutto il tuo cuore; quindi avrai la potenza di Cristo per affrontare i giorni che ti sono dinanzi.

Paolo lo spiega in modo assolutamente chiaro: o cresci in Cristo, donando tutto te stesso a Lui, oppure finirai come coloro che Paolo descrive. Se continui nell’ignoranza smetterai di avere sensibilità; non avrai più alcun pensiero verso le cose di Dio e diventerai uno dei peggiori peccatori sulla terra, commettendo dei peccati che non avresti mai immaginato fossero possibili.

Vedo già segnali di questo intorpidimento tra i cristiani. alcuni fanno spese pazze in gozzoviglie con le carte di credito, altri comprano case che non possono permettersi. E molti stanno affondando sempre più nei debiti; i loro ragionamenti sono come quelli del mondo: “Se ogni cosa va verso il crollo, ebbene crolleremo insieme; voglio godere finché è possibile”.

No, mai. Essi non riconoscono i tempi; proprio ora un terzo dell’America è in condizioni di siccità.

Degli incendi hanno bruciato vaste zone della terra in molti stati. Delle inondazioni hanno colpito vaste aree, includendo alcune grandi città del Texas. Siamo spettatori di cambiamenti senza precedenti nel tempo atmosferico, ma ancora molti cristiani non comprendono tale messaggio.

Dio aiuti ogni predicatore del cosiddetto “evangelo della prosperità”, ogni pastore compromesso che alletta la propria congregazione con un evangelo superficiale privo del pentimento. Dio aiuti questi uomini quando ogni cosa crollerà. Le persone assalteranno i loro pulpiti chiedendo delle spiegazioni: “Pastore, cosa sta accadendo? Ci hai detto che ogni cosa andava bene, ma ci hai condotto fuori strada”. Le chiese chiuderanno ed i credenti si sparpaglieranno e Dio riterrà responsabili tali ministri per ogni anima disillusa che si intorpidisce a causa dei loro falsi insegnamenti.

La gente è tornata in chiesa in conseguenza degli attacchi terroristici, ma lì non hanno trovato speranza. Non hanno udito alcuna voce dal cielo o ricevuto alcun rimedio per le loro anime ferite. Molti dei pastori che hanno sentito predicare, sono ignoranti su Dio come lo sono loro stessi. Molti di loro sono uomini che non pregano, pastori mondani, per nulla dei veri ministri.

Quindi la gente se ne va e non tornerà affatto neanche quando un altro terribile terrore li colpirà. Hanno compreso di essere stati presi in giro la prima volta, per cui la volta seguente quando le loro menti saranno confuse da disastri terrificanti non cercheranno speranza. Invece, cercheranno di stordirsi volgendosi verso una selvaggia sensualità che narcotizzi le loro menti.

Infatti la loro volontà piena di paure e disperazione fa un patto con la morte stessa. Troviamo tale patto in Isaia 28, dove il profeta descrive un Efraim tremante sotto il giudizio: “Guai alla superba corona degli ubriachi di Efraim e al fiore che appassisce, splendido ornamento che sta sul capo della grassa valle degli storditi dal vino!

Ecco venire, da parte del Signore, un uomo forte, potente, come una tempesta di grandine, un uragano distruttore…La superba corona degli ubriachi di Efraim sarà calpestata; … sacerdote e profeta barcollano per le bevande inebrianti, affogano nel vino, vacillano per le bevande inebrianti…Tutte le tavole sono piene di vomito, di lordure, non c'è più posto pulito. …Voi dite: «Noi abbiamo fatto alleanza con la morte, abbiamo fatto un patto con il soggiorno dei morti…” (Isaia 28:1-15).

Qui vediamo lo stordimento di cui parlavo; queste persone stanno dicendo: “Ormai ci siamo dati all’inferno e vediamo già noi stessi come fossimo lì dentro”. Perché stanno dicendo una siffatta cosa? Si sono storditi verso qualunque notizie paurosa o giudizio. Isaia li ha avvertiti: “… e sarà spaventevole imparare una tale lezione!” (Isaia 28:19).

Gli eventi terrificanti che dovremo affrontare saranno assolutamente oltre la nostra comprensione. Cosa farà la gente allora? Come Efraim si stordirà accettando l’inferno come la loro destinazione. Potete chiedermi: “Ma cosa avverrà dei cristiani?” Notate chi Isaia sta descrivendo in questi versetti: sta parlando di credenti, seguaci dell’Onnipotente Iddio. Perché allora fecero tale patto con l’inferno? Erano sviati, inquinati dalla sporcizia di questo mondo ed a causa della loro sensualità sono cresciuti spiritualmente ciechi. Quindi quando verrà il giudizio saranno talmente storditi da accettare l’inferno come loro destino.

“Perciò così parla il Signore, DIO: «Ecco, io ho posto come fondamento in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido; chi confiderà in essa non avrà fretta di fuggire.” (Isaia 28:16). Mentre il mondo cadrà nel panico, nel terrore e nell’insicurezza, coloro che adorano Dio a tempo pieno saranno messi nel riposo. Il Signore sarà la loro fortezza nella tempesta, una roccia incrollabile; e coloro che si nasconderanno in Lui saranno salvi da ogni pericolo.

In quel giorno Cristo stesso proverà di essere tutto verso il Suo popolo: prezioso redentore, protettore, guardiano, speranza nel mezzo della tempesta e mentre il mondo avrà il suo patto con l’inferno, noi avremo il nostro patto con Gesù; quando il giudizio ci cadrà addosso intorno a noi, saremo nella pace, perché vedremo noi stessi come già nel cielo.

“…chi confiderà in essa non avrà fretta di fuggire.” (Isaia 28:16). Il significato originale in ebraico di questa frase è: “Colui che non sarà svergognato o confuso”; niente potrà scuoterci perché sappiamo che il nostro Dio è all’opera; sapremo che Egli ci starà sostenendo come sostenne Israele nel deserto.

Permettetemi di concludere questo brano di buone notizie: un giorno sull’isolo di Patmos, Giovanni vide la nave tornare verso l’isola. Quando approdò, fu detto a Giovanni che l’imperatore romano era morto. Ora all’apostolo veniva ridata la libertà; quindi salì a bordo e navigò lontano dal suo luogo di esilio e si sistemo in Efeso. Da lì i suoi scritti divennero una luce piena di unzione verso tutto il mondo. Perché fu dopo essere stato a Patmos che Giovanni scrisse le sue tre epistole verso la chiesa sul soggetto dell’amore. Questo fu il risultato che Dio diede a questo servo devoto attraverso quei tempi difficili: la capacità di amare.

I cristiani soffriranno nei giorni a venire? Si. Ma sicuramente come Satana non riuscì a distruggere Giovanni, Dio non permetterà al nemico di distruggere il Suo santo rimanente. Egli sta crescendo una chiesa di ministri a tempo pieno che staranno fermi in Lui attraverso qualunque tempesta.

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