UNA VIA QUANDO NON CI SONO VIE | World Challenge

UNA VIA QUANDO NON CI SONO VIE

Gary WilkersonApril 20, 2020

Raccogli il tuo lettuccio da mendicante. È il tuo messaggio al mondo!

Come procedi quando le circostanze ti dicono: “Non c’è nessuna via”? Che cosa fai quando la tua famiglia si sta disgregando, quando stai lottando con problemi economici, quando sei scoraggiato e il tuo cuore trabocca di dolore? C’è un modo per andare avanti quando non riesci a vedere alcuna via d’uscita?

Marco 2 ci mostra che un modo c’è. Quando le cose sembrano impossibili e perdiamo la speranza di proseguire, Gesù ci apre fedelmente una via dove via non c’è.

La città di Capernaum fu teatro dei primi tempi del ministero di Gesù. Nei suoi dintorni egli chiamò i primi discepoli, i fratelli Pietro e Andrea ed i fratelli Giacomo e Giovanni, che lasciarono le loro reti da pesca e seguirono Gesù a Capernaum, ove egli compì miracoli, mettendo in fermento la città.

Dapprima Gesù fu confrontato da un uomo posseduto da un demonio. Egli cacciò via lo spirito dall’uomo e lo liberò istantaneamente (Marco 1:21-28). Successivamente, Cristo condusse i suoi primi discepoli a casa della suocera di Pietro, che giaceva a letto sofferente, con la febbre. Gesù prese la donna per mano ed essa si alzò dal letto completamente guarita, al punto da poter preparare loro da mangiare (Marco 1:29-31).

Che serie di avvenimenti potenti! Non stupisce che Gesù fosse assediato da un folla che aveva un disperato bisogno: “tutta la città era radunata alla porta” (Marco 1:33). Gesù guarì gli ammalati e gli indemoniati e la gente accorreva rallegrandosi, libera da ogni tipo di afflizione (Marco 1:34).

Il giorno successivo, Cristo si diresse verso altre città della regione, predicando e compiendo miracoli di guarigione e di liberazione. Non molto tempo dopo essere ritornato a Capernaum, la gente si affollò di nuovo attorno a lui. “Si radunò tanta gente che neppure lo spazio davanti alla porta la poteva contenere. Egli annunziava loro la parola” (Marco 2:1-2). La prima volta in cui Gesù si trovò a Capernaum fu miracolosa. Sono sicuro che il suo ritorno abbia suscitato maggiori aspettative.

Un uomo paralizzato, che aveva perso il primo giro di miracoli, deve aver temuto di perdere anche il secondo. Era in condizioni fisiche tali da dover essere trasportato all’incontro “da quattro uomini. Non potendo farlo giungere fino a lui a causa della folla, scoperchiarono il tetto dalla parte dove era Gesù; e, fattavi un’apertura, calarono il lettuccio sul quale giaceva il paralitico” (Marco 2:3-4).

Quest’uomo paralizzato era una persona che sembrava essere stata trascurata dalle benedizioni di Dio. Deve aver visto che alcuni suoi amici erano stati guariti in occasione della prima visita di Gesù. Ora che Gesù era tornato, probabilmente vedeva che ancora più persone accorrevano per essere guarite e lo superavano. Nessuno potrebbe biasimarlo per aver pensato: “Continuo a perdere l’occasione. Le benedizioni di Dio sembrano riservate solo agli altri. Ho perso il miracolo la prima volta e non vedo modo di arrivare a Gesù per avere il mio miracolo ora”.

Molti Cristiani pensano questo in relazione alla loro vita. Pensano di essersi aspettati troppo da un  matrimonio in cui non c’è più amore, pensano di essere oppressi da problemi economici che non avranno fine, ritengono  che i loro limiti fisici li rendano inutili a Dio. Sentono di aver perso il loro miracolo.

Ma questi Cristiani non hanno mai smesso di credere di aver importanza per Dio. Hanno fame di qualcosa di più e sono bloccati come l’uomo paralizzato, convinti che “nulla potrà cambiare, non importa quanto preghi. Non è il mio destino”.

Grazie a Dio, gli amici del paralitico la pensavano diversamente. Immagino che gli abbiano detto: “Ti porteremo all’incontro di rinnovamento. Sarai toccato dal Messia!” Probabilmente l’uomo aveva ancora dubbi quando arrivarono, perché vedeva la folla pigiata davanti alla porta di casa, ma i suoi amici continuavano a credere. Sentivano che c’era una via là dove sembrava non ce ne fosse nessuna.

A volte abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti ad aprirci una via quando non riusciamo a vederne nessun

Quando si tratta del nostro cammino con Gesù, la maggior parte di noi pensa: “Dipende tutto da me”. Ma quando la vita ci fa sentire bloccati, a volte una parola di fede o un gesto di generosità da parte di un amico può darci il raggio di speranza del quale abbiamo bisogno. Potrai sentirti paralizzato, congelato, incapace di procedere e ti chiederai: “Quando arriverà la liberazione della quale ho sempre avuto bisogno?” La fede di un amico può sollevare il tuo capo al punto di aiutarti a vedere la via per uscire dallo scoraggiamento.               

Quando sembrava che la porta del luogo d’incontro fosse chiusa per l’uomo paralizzato, i suoi amici agirono in fede, in modo inconsueto. Rimossero il tetto dalla parte dove vi era Gesù e calarono il paralitico attraverso il buco praticato.

Gesù fu commosso dalla fede di quelle persone. “Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: ‘Figliolo i tuoi peccati ti sono perdonati’” (Marco 2:5). Che cosa strana fece Gesù. Non guarì l’uomo paralizzato ma perdonò, invece, i suoi peccati. Credo che Cristo abbia fatto ciò per un motivo molto importante.

Spesso il Signore si fa strada in noi prima di tracciare una strada per noi     

Vogliamo il rinnovamento, la guarigione e i miracoli. Ma non è sempre questo che Gesù sceglie di fare in noi come prima cosa. A volte opera sul nostro essere interiore prima di lavorare su quello esteriore. Nel farlo, prepara i nostri cuori alla liberazione. Vedi, quando siamo bloccati, il nostro solo pensiero è: “Voglio semplicemente camminare di nuovo”. Il pensiero di Gesù è: “Voglio che tu viva”. Noi pensiamo: “Voglio correre”. Gesù pensa: “Voglio che tu sia integro nel corpo, nell’anima e nello spirito”.

Se otteniamo la guarigione fisica senza che sia compiuto prima un lavoro sull’essere interiore, quando arriverà la prossima bufera, potremmo non sentirci più di camminare. Quando Gesù fa un lavoro interiore, invece, qualcosa cambia in noi in modo tale che, quando giungerà la prossima bufera, ci terremo stretti a lui con fiducia. Non resteremo bloccati dalla disperazione o senza aiuto, perché la nostra fede non dipenderà più dalle circostanze bensì da lui. I nostri cuori e le nostre menti saranno tenuti in alto dalla speranza biblica.

Gli altri possono farti entrare, ma non possono farti alzare

Una volta che l’uomo fu perdonato, Gesù chiamò all’azione la sua fede. Ordinò all’uomo: “Alzati, prendi il tuo lettuccio, e vattene a casa tua” (Marco 2:11). L’uomo non poteva contare sui suoi amici per farlo. La loro fede poteva portarlo vicino a Gesù ma, per eseguire l’ordine di Cristo, doveva essere lui a muoversi in fede.

Gesù dice a ognuno di noi di alzarci, di sollevarci in fede da quello che ci blocca: dipendenza, mancanza di speranza, pensieri che ci turbano. Per fare queste cose non possiamo contare sulla fede dei nostri amici e non possiamo dare ascolto ai nostri dubbi. Quando ci dice di alzarci, sta dicendo: “Sta’ in piedi, perché il potere di Dio è presente per muoversi attraverso di te”.

Quando rispondiamo, avremo la stessa reazione dell’uomo paralizzato. “Il paralitico si alzò subito, prese il suo lettuccio e se ne andò via in presenza di tutti; sicché tutti si stupivano e glorificavano Dio dicendo: ’Una cosa così non l’abbiamo mai vista’” (Marco 2:12).

Una volta che siamo in piedi, Gesù ci dice: “Ora prendi il tuo lettuccio da terra”.

 “Alzati, prendi il tuo lettuccio” (Marco 2:11). Perché Gesù disse all’uomo di prendere con sé il suo vecchio lettuccio puzzolente? Forse l’uomo non voleva avere più nulla a che fare con esso. Rappresentava la sua disabilità frustrante. “Non lo voglio più vedere in vita mia – deve aver pensato – Mi ricorda la mia paralisi, la mia incapacità e la mia disperazione. Preferirei dargli fuoco!”

Il tuo lettuccio è il tuo messaggio

Immagina l’uomo che trascina fuori il suo lettuccio passando tra la folla. Molti dei presenti avevano messo in dubbio l’autorità di Gesù e ora venivano urtati dal vecchio lettuccio, mentre l’uomo guarito passava tra le persone. Il lettuccio non era più il giaciglio di un ammalato, ma piuttosto la testimonianza di un miracolo. Gesù sapeva che la strada di casa avrebbe portato l’uomo a percorrere le vie in cui aveva chiesto l’elemosina. Tutti potevano vedere con i loro occhi la trasformazione avvenuta in lui. Potevano vedere il potere di  operare prodigi che aveva il vangelo di Gesù.       

E allora, come pensi fosse stato il ritorno a casa dell’uomo? Lo vedo entrare dalla porta d’ingresso con stupore, era qualcosa che non aveva mai potuto fare. Sua madre forse era intenta a riordinare la sua camera, in attesa che i suoi amici lo riportassero a casa, da un momento all’altro. Ma i passi che sentiva avvicinarsi avevano un suono diverso dal solito. Voltandosi, vide suo figlio e cadde sulle ginocchia sbalordita.

“Mamma, grazie per esserti presa cura di me” disse l’uomo. “Non sarà più necessario da ora. Sono stato guarito, liberato e restaurato da Gesù. Non mi occorre più questo lettuccio, ma lo terrò come simbolo del suo potere. Lo userò per parlare al mondo di Gesù e di quello che ha fatto per me”.

Molto semplicemente il lettuccio era la testimonianza di quell’uomo. Se qualcuno avesse fatto domande su di esso, l’uomo avrebbe riferito questo messaggio: “Per decenni piansi su di me perché ero paralizzato. Non avevo la vita che, io so, Dio ha promesso. Ora guardo questo lettuccio e penso: guarda che cosa Gesù ha fatto per me. Mi ha perdonato, ripulito, guarito, restaurato, liberato, reso libero. Ora mi ha chiamato, mi ha scelto e mi ha dato autorità nel suo regno”.

Il tuo lettuccio potrebbe essere un matrimonio senza vita, un figlio prodigo, un senso d’incapacità di gestire la tua situazione. Gesù ti sta dicendo di prendere il tuo lettuccio e “vattene a casa tua” (Marco 2:11).   

Amico, il tuo sogno – la vita che sai che Dio ti ha chiamato a vivere – non deve rimanere a puzzare come un lettuccio di disperazione. Non devi chiederti: “Giungerà mai la mia guarigione?” Se sei depresso, se le tue emozioni sono esaurite, rivolgiti a un amico e chiedigli di pregare. Digli: “Ho veramente bisogno della tua fede ora”. La vostra preghiera, fatta assieme, ti farà ricordare Gesù e restaurerà la tua speranza. Sentirai presto il Signore dirti: “Alzati” e saprai che ha tracciato una via là dove non vi era alcuna via.

Raccoglierai da terra il tuo vecchio lettuccio e camminerai verso casa, dicendo a tutti quelli che incontrerai lungo il percorso: “Ero congelato, bloccato e paralizzato. Ora cammino di nuovo in fede. Solo il Signore può aprire una via là dove non ce ne sono”! Alleluia|    

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